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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Il teatro e il destino. Conversazione con Francesca Inaudi
Il teatro e il destino. Conversazione con Francesca Inaudi

Per la replica Pietrasantese di Colazione da Tiffany abbiamo incontrato i due protagonisti della pièce.

Francesca Inaudi ci ha raccontato del suo rapporto con il teatro e con il mestiere di attrice.

Partiamo dai tuoi inizi, da Siena poi al Teatro di Strehler..


Beh, per ironia della sorte a Siena io ho iniziato in un posto che si chiama Piccolo Teatro di Siena quindi mi faceva sorridere perché l’ho sempre vissuta come una cosa predestinata il fatto che tra tutte le scuole alla fine mi abbia preso la scuola di Strehler; io avevo una fissa per Milano, anche se la mia insegnante spingeva per Roma, per l’accademia..


Come è andata la selezione a Milano?


Eravamo in 700 e ne hanno selezionati 26, è stata dura,. Avevo 18 anni, avevo appena finito il liceo, ho avuto questa fortuna che appena finito il liceo c’era questa selezione. Sono stati 3 degli anni più belli della mia vita.


Il ritorno sui palcoscenici dopo la tv e il cinema – Tutti Pazzi per Amore, Femmine Contro Maschi ndr- com’è stato?


Beh, sono 10 anni che non faccio teatro seriamente,  ho avuto alcune letture e un monologo ma era solo un assaggio. Ho scelto di tornare con un testo che è più cinematografico che teatrale, anche se lo spettacolo non ha niente a che vedere con il film il linguaggio non è quello del teatro contemporaneo sperimentale né Shakespeare o Cechov..


.. e riguardo all’approccio, appunto, al linguaggio di Truman Capote, alla distanza del romanzo rispetto alla versione filmica con Audrey Hepburn declinata maggiormente sulla commedia romantica?


Noi lo abbiamo declinato maggiormente sulla commedia brillante come Capote voleva, su un umorismo cinico, più tagliente, sicuramente un personaggio che ha dei risvolti drammatici notevoli. Il lavoro è stato estremamente interessante, e la leggerezza del personaggio rimane, Holly è sempre un personaggio “leggero”, leggero con grandi abissi.


Per il personaggio di Holly ti sei ispirata, più che alla Hepburn, alla figura di Marilyn Monroe, che era quella a cui si era ispirato proprio Capote.


Non è stata un’invenzione mia, lui ha scritto quel romanzo pensando a lei, perché Marilyn ha dei punti di contatto notevoli con la vita della madre di Capote che è la vera ispiratrice del romanzo. Capote avrebbe voluto Marilyn nell’adattamento cinematografico, poi, non soddisfatto delle scelte per il ruolo si offese, non lesse nemmeno la sceneggiatura. Diciamo che abbiamo cercato di restituire il clima originario al testo.


Prendendo spunto da una tua intervista su Equitando, che mi ha ricordato la celebre scena di Notting Hill con Julia Roberts intervistata dall’improbabile William Tacker/Hugh Grant improvvisato giornalista di Cavalli e Segugi,  mi chiedo: come è cambiato, evoluto, il ruolo di attrice, anche in Italia?


Beh, partiamo dal fatto che lo star system americano non è comparabile a quello italiano, noi non abbiamo più star dagli anni 60. Poi ovviamente il più grande attore è una persona modesta, è reale e vero e fuori dal sistema resta una persona normale.


Infatti lo scarto tra il periodo della Dolce Vita e l’oggi è notevole..
Beh, in quel periodo avevamo necessità comunicative diverse: parlare di un paese massacrato dalla guerra, con il boom economico, dove c’è benessere e desiderio di comunicare, di costruire un mondo e un’immagine culturale del paese. I più grandi registi teatrali, la regia teatrale è nata nel dopoguerra, anche i grandi film. Dove c’è un azzeramento inevitabilmente troviamo questa situazione.


E adesso, come vedi la situazione italiana, nel periodo conclamato di crisi generale?


L’arte è lo specchio della società, ovviamente finora un ri-azzeramento totale non c’è stato. Non viviamo in un tempo in cui sono consentite rivoluzioni o ri-azzeramenti reali, quindi è molto più difficile perché non si può mai ripartire da capo, ma si riparte dalle macerie per ricostruire sui linguaggi precedenti. Dopo gli anni 80, con la tv, internet, i linguaggi sono cambiati e ci vuole tempo perché ci sia un assestamento, un riadattamento. Come in tutti i mercati ci sono cose di ottima qualità e di scarsa qualità: trovo che ci sia ancora troppo poco spazio per i giovani, un reale spazio. Continuiamo a pensare che una persona sia ancora giovane a 40 anni, uno è giovane a 20 anni e dovrebbe avere la possibilità di sbagliare, di costruire a 20 anni, non a 40. E questo, il nostro paese fa fatica a capirlo.


Cambiando argomento, nel tuo tempo libero, se ne hai, guardi film? Cosa prediligi?


Guardo ogni genere, soprattutto ai festival cerco di guardare diversi film; cerco di guardarli in lingua originale, mi spiace per l’associazione doppiatori ma io sono ahimè contro il doppiaggio. E’ vero che abbiamo una delle scuole di doppiaggio più importanti al mondo, se non la migliore, ma purtroppo si toglie gran parte del lavoro dell’attore eliminando la sua voce originale. Amo vedere film da festival ai festival, ad esempio a Roma ( Festa del Cinema ) ho visto film eccezionali che magari non usciranno mai in Italia, quasi tutti i film che provengono dal Sundance Film Festival o dal Tribeca, perché hanno un pubblico selettivo e molto attento. Di solito vario, non ho un genere o un attore preferito.


Ti ringrazio, in bocca al lupo per la turnée.
Grazie a te!

Inserita il 30 - 01 - 12
Laura Da Prato
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