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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Il pianista che un giorno diventò pilota di Boeing. La musica con le ali
Il pianista  che un giorno diventò pilota di Boeing. La musica con le ali
Bolzano è la città dalla quale è “decollata”la sua carriera artistica nel 1993, vincendo il primo premio al Concorso “Ferruccio Busoni”. È Roberto Cominati pianista di fama internazionale, uno dei talenti più riconosciuti della sua generazione. Il suo decollo nel mondo della musica non è stato l'unico. Oltre a suonare, a 37 anni è diventato un pilota di linea che guida Boeing 737 di un vettore italiano. Venerdì alle 20.30 su invito dell'Associazione Il Papavero di Bolzano, Roberto Cominati ritorna al Conservatorio Monteverdi, dove 17 anni fa gli è stato assegnato il prestigioso premio, per eseguire musiche di Chopin, Gluck, Bach e Tchaikovsky, introdotto da Hubert Stuppner, nell'ambito delle manifestazioni collaterali alla mostra “Vivere ancora-noch mal leben”, esposta all'ex Museion di via Sernesi sul tema dell'assistenza ai malati terminali e delle cure palliative, in collaborazione con la facoltà di Arte e Design della Libera Università di Bolzano. Nato a Napoli nel 1969, Roberto Cominati ha iniziato a cinque anni lo studio del pianoforte. A otto è stato ammesso al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli. Ha studiato con Aldo Ciccolini all'Accademia Superiore di Musica “Lorenzo Perosi” di Biella e con Franco Scala all'Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola. Nel 1991 ha vinto il primo premio “Alfredo Casella” di Napoli, nel 1999 il Prix “Jacques Stehman” della RTFB e della TV5 France, al Concorso “Reine Elisabeth” di Bruxelles. Si è esibito al Teatro alla Scala di Milano, la Fenice di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino, il San Carlo di Napoli, l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Roma, partecipando numeroese tournée a Buenos Aires, Parigi, Washington, Berlino, Finlandia, Australia, Giappone. Si è esibito con i più celebri direttori d'orchestra, tra cui sir Simon Rattle e Daniel Harding, Leon Fleisher. Per Amadeus nel 2009 ha pubblicato l'integrale pianistica di Ravel. Un pianista che ha saputo dosare con intelligenza la sua carriera scegliendo orchestre e direttori di grande prestigioso, scegliendo un repertorio a lui congeniale e stimolante, ottenendo un successo internazionale di pubblico e critica. Che ricordi ha del premio Busoni vinto nel 1993? Lei è uno dei pochi pianisti italiani ad averlo ricevuto. “Un ricordo di qualcosa che ha cambiato la mia vita concertistica e non solo. Dal quel momento ho iniziato a girare il mondo. Ero molto teso, anche perché era uno dei primi concorsi a cui partecipavo. Quando terminai la mia esecuzione al pianoforte, la prima sensazione provata fu quella liberazione. Pensavo che comunque fosse andata, io avevo finito. Questo era dovuto alla tensione che si provava alla finale. Mi farà un certo effetto tornare a suonare nella stessa sala dopo tanti anni. Una carriera internazionale che l'ha condotta in molti paesi. A Bolzano si è esibito ancora? “Si. Con l'Orchestra Haydn e per il Bolzano Festival”. Ora viene per un concerto dedicato ad una mostra fotografica che ritrae malati terminali alla fine della loro vita e dopo il loro decesso. “So che c'è questa mostra e la visiterò prima del concerto. Certo la musica è qualcosa che è utile come cura per l'anima e per chi è appassionato, ascoltare qualcosa che ti permette di essere trasportato in un altro mondo, è sicuramente un'esperienza che emoziona”. Lei coglie le emozioni che arrivano dal pubblico mentre suona al piano? “Preferisco restare in contatto con me stesso durante il concerto. Certo se il pubblico è rumoroso è un problema, oppure se è troppo tranquillo, ma l'energia che ricavo non la ritengo provenire solo dal pubblico ma anche da altri fattori. Come l'acustica”. Pianista affermato che diventa un pilota di Boeing. Da cosa nasce questa decisione? “Nasce da quando ero piccolo, il volo mi ha sempre affascinato. Il volo è stata una mia passione da sempre. A 18 anni ho conseguito il primo brevetto per l'aereo. A 33 ho ripreso a studiare per quello di pilota di linea”. Come riesce a conciliare il pianoforte con il pilotaggio degli arei? “Senza problemi. Non volo tutti i giorni e mi organizzo nei riposi. Da quando sono stato assunto non ho mai cancellato un concerto.Poi sono uno discontinuo nello studio, a volte per sette ore al giorno, altri meno, ma studio più di prima. Avrei voluto essere diverso, possedere una maggiore autodisciplina, ma non è una questione umorale, è più una questione legata al mio carattere”.
Inserita il 04 - 03 - 10
Roberto Rinaldi
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