Copyright del video dei rispettivi proprietari. Segnala abusi.
Dal 21 al 24 gennaio, al Teatro Ciak di Milano verrà presentato lo spettacolo del Ballet cubano “Havana de Hoy” (Avana di oggi): un caleidoscopico mix di suoni, ritmi e danze che attingono alla più autentica tradizione popolare.
I ballerini ed i musicisti (una ventina in tutto) sono professionisti molto dotati e seriamente preparati dalle migliori scuole di danza cubane, notoriamente molto severe nella preparazione degli allievi, cui vengono insegnate anche le tecniche della danza classica, cosa che non ha impedito loro di fare riferimento alla tradizione popolare per allestire questo spettacolo che non mancherà di affascinare il pubblico milanese, così come è accaduto nelle precedenti tappe italiane.
Accanto ai ritmi ballabili internazionalmente più noti come il mambo, il cha cha cha e la salsa, vengono infatti presentate danze di ispirazione religiosa, tratte dal repertorio della Santeria, l’insieme dei culti sincretici nati dall’incontro delle religioni africane e del cattolicesimo. Anche la Cuba popolare bianca è rappresentata nella sua musica, con il ritmo rurale della caringa, che introduce lo spettatore nella ambientazione delle feste nelle piantagioni di tabacco della Cuba profonda.
Abbiamo incontrato il responsabile del gruppo, al quale abbiamo voluto porre domande nate dalla curiosità di conoscere meglio questo straordinario connubio di sacro e profano, tenuto insieme dalla sfrenata sensualità ed allegria della musica caraibica.
Il vostro spettacolo unisce ritmi e musiche molto diversi, non solo stilisticamente ma anche per gli scopi per i quali sono nati. Sono presentate infatti musiche e danze rituali della Santeria e balli “profani”. Perché avete deciso di presentarli insieme?
Per noi è naturale, la musica, qualunque tipo di musica, fa parte della nostra cultura, di quella quotidiana, che si vive tra la gente tutti i giorni. I ritmi e le danze che presentiamo sono quelli che ogni cubano conosce fin dall’infanzia, che sente suonare per strada e che vede eseguire durante le cerimonie religiose.Ci sarebbe sembrato innaturale operare una distinzione, una separazione tra queste musiche.
Anche la formazione degli artisti è eterogenea e rispecchia i due filoni musicali che vengono presentati. Questa diversa preparazione ha comportato difficoltà nella preparazione dello spettacolo? Come siete riusciti ad amalgamare persone abituate a danzare in maniera così diversa?
In effetti, per ovvi motivi, le danze e quindi i tipi di movimenti dei ballerini, sono molto diversi. I componenti del nostro gruppo si sono formati in due scuole distinte ma entrambe prestigiose: la Escuela Nacional de Arte y danza de la Habana e il Conjunto Folklorico Nacional, che ha il compito di preservare la tradizione musicale religiosa popolare e di formare gli artisti che si dedicano a questo tipo di arte. Le difficoltà di unire in un unico spettacolo e quindi di amalgamare persone provenienti da esperienze così diverse ci sono state, ma le abbiamo superate lavorando con molto costanza e soprattutto con molta passione. Lo stesso discorso vale per i musicisti.
La storia della musica cubana può essere letta come un filo conduttore della stessa storia di Cuba?
Certo la musica è sempre stata una presenza costante nella vita non solo individuale dei cubani ed ha contribuito a costruire la loro identità. Pensiamo ad esempio alla musica della Santeria. Tutti i cubani la conoscono, anche i non praticanti. Ogni ritmo, religioso o profano, è nato e quindi rimanda a un preciso momento storico del nostro paese. Ripercorrere la nostra storia musicale equivale a ripercorrere la storia della nostra isola.
Il vostro spettacolo presenta bellissimi ritmi, ma con quale musica balla la gente oggi a Cuba? E quale musica ascolta di più?
La gente, soprattutto i più anziani, ascolta e balla anche i ritmi tradizionali ma, come è giusto, anche i gusti musicali cambiano. Oggi è la salsa il ritmo che fa ballare di più i cubani.
Quindi i vostri ritmi appartengono ad una tradizione ormai sorpassata ?
Appartengono alla tradizione, ma non sono affatto dimenticati.
I gusti culturali e in particolare musicali dell’Avana, un città estremamente vitale e colta, sono condivisi anche dalla provincia cubana o, in campo artistico, vi sono delle differenze o dei ritardi significativi?
L’Avana, come tutte le capitali, è il punto più avanzato culturalmente di tutta la nazione, anche per quanto riguarda la musica e la danza, accogliendo le influenze che provengono da altri paesi e da altre tradizioni musicali.
Il vostro spettacolo è stato presentato anche a Cuba? Con quale accoglienza?
Sì. Con grande successo, perché i cubani amano molto la loro tradizione musicale e si sono riconosciuti nell’autenticità della nostra proposta.
Alla fine della vostra tournée italiana dove proseguirà il vostro spettacolo?
In Russia, dove siamo sicuri che riusciremo a “scaldare” con la nostra musica il rigido clima di quel paese.