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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Hamm-Let - Studio sulla voracità
Hamm Let   Studio sulla voracità

Intevista a Giorgia Cerruti e Davide Giglio sulla nuova produzione della Piccola Compagnia della Magnolia


Torino_ Da Goethe a Colidge, da Laforgue a Freud, se ne potrebbero citare altri centinaia di autori che nei secoli hanno cercato di svelare il segreto di Amleto. Opera complessa e sempre attuale è diventata ossessione di molti attori e compagnie per tutta la carriera teatrale. La Piccola Compagnia della Magnolia è una delle nuove promesse della scena italiana che ha debuttato nei teatri nel 2004 promuovendo un teatro volutamente antinaturalistico, dalle tinte forti e una recitazione “grottesca”. Questo gruppo teatrale fa dell’artificiosità la propria scelta stilistica nel tentativo di ricreare un momento rituale estraneo al quotidiano cercando il vero attraverso la finzione. L’ultimo lavoro della compagnia in scena dal prossimo 15 gennaio fino al 17 alla Cavallerizza Reale di Torino è “Hamm-Let, Studio sulla Voracità”, uno spettacolo che rielabora il testo shakespeariano focalizzandolo su tre personaggi della tragedia: Amleto, Gertrude e Ofelia. La compagnia negli anni ha subito vari cambiamenti strutturali; dei primi componenti del gruppo ne sono rimasti i fondatori Giorgia Cerruti, regista dello spettacolo e attrice e Davide Giglio, che interpreta il ruolo di Amleto. A parlare della nuova produzione è appunto Giorgia Cerruti che nello spettacolo è Gertrude: “In principio in Hamm-Let dovevo essere solo la regista - spiega - poi l’attrice che doveva interpretare il ruolo all’ultimo non se l’è sentita, così per la prima volta sono sia regista che attrice”. Il titolo Hamm-Let nasce da un gioco di parole “Tutto è nato una sera dopo uno spettacolo – ricorda Giorgia Cerruti – del sottotitolo Studio sulla voracità eravamo certi, ma per quanto riguarda il titolo cercavamo qualcosa che in poche parole riassumesse il senso dello spettacolo. L’idea è scattata da una battuta di Michele Di Mauro, che ci ha detto ma quando si mangia non si fa Ham? Ecco allora Hamm- Let, come parola onomatopeica, ma anche storpiatura di prosciutto, ma anche let nel senso di farsi trasportare. Un titolo che permettesse anche una libera interpretazione dello spettatore”. Studio sulla voracità è invece legato alla scelta di analizzare il rapporto, per certi versi incestuoso, tra Amleto, Gertrude e Ofelia “Quello tra i tre personaggi è un incesto psicologico, sono tre menti che tentano di scavalcarsi dialetticamente. – analizza Giorgia Cerruti - Abbiamo scelto di focalizzare la tragedia solo sul loro rapporto, senza modificare o storpiare il testo originale. Da tempo sentivamo la necessità di lavorare sul mondo di Amleto per indagarne due aspetti in particolare: da un lato misurarci con il verso shakespeariano, cercando di capire come “dirlo” in scena rispettandone la metrica e la musicalità, ma dall’altro l’interesse per Shakespeare si è incentrato sulla storia personale di Hamlet.” Tra le opere che hanno ispirato questa messa in scena ne fa da padrone lo spettacolo “Hamletmachine” di Tiezzi, ma non mancano citazioni di Forgue, al Mal d’Hamle di Moscato, alla Morte di Amleto di Pasi, fino al linguaggio cruento di Müller. Lo spettacolo è un’indagine sull’amore, su un sentimento che oscilla tra i battiti dell’innamoramento e il vizio della possessione. “Hamm-let racconta di tre nature che per amore si annullano a vicenda eliminando il proprio doppio, quella parte scomoda di sé che ha contagiato l’altro e che ora si ritorce sui protagonisti come una macchina infernale che divora i rapporti tra una madre ed un figlio e tra due amanti”. I protagonisti sono riportati alla loro natura animalesca, primordiale, si tramutano in iene che fagocitano le carcasse dei propri stessi figli, che superano il dolore della perdita lasciandosi travolgere dall’istinto della fame, della sopravvivenza. “La ricerca su Hamlet ci ha mostrato – sottolinea Giorgia Cerruti - un nodo non risolto nell’animo di Amleto rispetto alla femmina quasi a divenirne il fantoccio e negandola sino a causarne la morte.” Hamm-Let è un meta-teatro che porta in scena personaggi che fingono, travestiti da iene, di giocare al teatro: un gioco infantile che nega la presenza assillante della morta nella loro vita. Uno spettacolo che mette in luce l’incapacità di Amleto verso l’emisfero femminile; un Amleto che come unico modo per ribellarsi alla morbosità della madre sceglie il suicidio, ma travestito da donna, come se a morire non fosse Amleto, ma solo la sua natura femminile. Lo spazio è popolato di elementi che enfatizzano ancora di più la dimensione antinaturalistica della scelta registica: “Le suggestioni rispetto all’ambiente, ai costumi, arrivano dal teatro giapponese, gli abiti sono in parte le divise dell’aikido, - descrive Davide Giglio – ma ci sono anche riferimenti all’arte barocca e a un mondo sacro. Questi elementi scuri, neri e rossi, si stagliano poi su un sipario bianco, di vernice. Anche la morte di Ofelia, interpretata da Valentina Tullio, è causata dall’annegamento, ma con bottiglie d’acqua. Ofelia beve fino a morirne”. La stessa partitura musicale, novità rispetto agli spettacoli precedenti della compagnia che non hanno mai usato musiche in scena, accentua la voluta finzione: prima informando l’arrivo degli attori in scena poi accompagnando Ofelia verso l’acqua e per finire congedando Gertrude che – bulimica – consuma il suo lauto pranzo sul corpo senza vita di Amleto sulle note di Mia Martini.
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Inserita il 08 - 01 - 09
Debora Pasero
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