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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Giobbe Covatta fa suoi i 'Trenta' diritti dell'Uomo
Giobbe Covatta fa suoi i  Trenta  diritti dell Uomo

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui creazione fu voluta dalle Nazioni Unite con l'intento di applicarla in tutti gli stati membri. Nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale a seguito dell'indignazione provata dagli Alleati per le atrocità commesse durante il conflitto. Si tratta di un codice etico che sancisce universalmente ( in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti di ogni essere umano. Un argomento etico e derivante da studi e principi anche filosofici che Giobbe Covatta, attore sensibile che riesce a coniugare l'ironia e il divertimento con l'impegno umanitario, ha fatto suo nello spettacolo “Trenta” in tournée nelle principali città italiane e atteso al Teatro Ciak di Milano dal 6 maggio dove resterà fino al 16 Testimonial dell'associazione Amref, ora si occupa dei diritti umani fondamentali. “Trenta” si ispira ai trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali, di ogni essere umano. Diritti spesso calpestati o ignorati. Molti non applicati.
Per questo suo impegno, Giobbe Covatta è stato insignito a Milano del “Premio Arte e Diritti Umani”, da Andrea Matricardi, del Comitato Direttivo di Amnesty International. Lo abbiamo intervistato a Bolzano, in occasione di una replica del suo spettacolo dove il teatro segnalava il tutto esaurito e una lista d'attesa di oltre cinquanta persone. L'incontro con l'artista di origini napoletane è più un colloquio amabile dove l'elemento ironico nel dialogo traspare subito, alternato alla riflessione seria e profonda.
Trenta articoli scritti per l'Uomo. Da quale si può partire per spiegare lo spettacolo che sta riscuotendo un successo strepitoso in giro per l'Italia?
“Non c'è uno in particolare sono tutti e trenta a rischio, tutti misconosciuti. Scrivendo il testo sono partito da motivazioni diverse, alcune personali altre dettate dalla curiosità di saperne di più. Quello che la gente sa è che esiste questa dichiarazione, come conosce l'esistenza della Bibbia. Punto. Non cosa ci sia scritto. Si tende a citare spesso quello della sicurezza tornato in auge di recente, ma viene travisato. Ce ne sono alcuni che si pensa possano essere utili ma vengono distorti, come quello della sicurezza, altri vengono taciuti. Perché così non si corre il rischio di invocarli. Penso al diritto di ogni uomo di poter prendere cittadinanza dove vuole, ad esempio. La cosa grave è che questa Carta dei Diritti è praticamente nuova nel senso che non è mai stata usata. Nel mio spettacolo tocco un po' tutti gli articoli, lo faccio per categorie: giustizia, salute, dignità”.
Come lo definisce il suo spettacolo?
“Il pubblico paga un biglietto per venire a vedermi e nella mia intenzione c'è quello di rendere tutto gradevole, divertente, mai aggressivo, anche se comico, i dati che sviscero in scena non sono certo leggiadri. A Treviso è successo che il segretario della Lega Nord di quella città, uscendo dopo lo spettacolo, è andato dal direttore del teatro al quale ha spiegato che non era per niente d'accordo con quello che avevo detto io in scena, ma che si era divertito molto. Mi è piaciuto ciò che ha detto. Fa capire che si provano delle emozioni attraverso le risate ed è per quello che appaio in scena vestito da clown”.
Questo per alleggerire ciò che dice in scena?
“Vogliamo parlare della pena di morte di quanti stati l'applicano ancora? Non ci sono solo gli Stati Uniti e la Cina che la mettono in pratica. O del diritto al lavoro? Ognuno può scegliere il lavoro che preferisce ma se pensiamo al resto del mondo è così? Chi nasce in mezzo al deserto può fare solo il pastore di cammelli. Pensiamo solo a noi. Siamo autoreferenziali e non pensiamo ai trecento milioni di persone nel mondo. I diritti riguardano tutti gli esseri umani, siano palestinesi o cinesi o altri. Tutto questo lo spiego facendo anche divertire, il mio lavoro è quello del comico. Sono cosciente del mio ruolo e ho ben presente ogni sera quando entro in teatro che c'è un pubblico che si aspetta da me una serata di divertimento e paga per questo. Se poi riesco a contribuire anche in piccola parte a diffondere un messaggio e far conoscere meglio i nostri diritti inalienabili, sono felice”.
 

Inserita il 02 - 05 - 10
Roberto Rinaldi
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