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Fausto Russo Alesi si mette a nudo, fuori dal fosso
Fausto Russo Alesi si mette a nudo, fuori dal fosso
Un noir dal meccanismo perfetto procede come un’indagine scientifica: Natura morta in un fosso è al Piccolo Teatro Studio di Milano dal 20 al 25 novembre 2007, testo di Fausto Paravidino, regia Serena Sinigaglia, con Fausto Russo Alesi. Luci e scene sono di Nicolas Bovey, l'assistente alla regia Eleonora Moro, produzione A.T.I.R. Natura morta in un fosso inizia con un ragazzo sotto choc che parla a raffica. C’è, ma non si vede, una ragazza, bella, morta, nuda, in un fosso. Qualcuno l’ha definito un bel giallo mozzafiato ma forse è soprattutto l’ultimo esempio delle eccellenti doti di un giovane drammaturgo genovese, Fausto Paravidino, straordinario osservatore della realtà, della nostra società e del mondo giovanile. Forse è anche un curioso imbroglio poliziesco, con tanto di cronaca e indagine difficile. C’è pure un pizzico di ironia ma anche una grande profondità di sentimenti.
 Paravidino racconta la sua storia usando la tecnica del monologo, anzi di sei monologhi e la grande bravura di Fausto Russo Alesi sta nel riuscire a interpretarli tutti, favorito dal ritmo travolgente della regia di Serena Sinigaglia, amica e collega fin dai tempi dell’irruente e ancora indimenticabile ‘Romeo e Giulietta’ del loro esordio. Prima di intervistarlo, mi sono documentata sui premi che si è guadagnato in poco più di 10 anni. Una carriera fulgida per un talento prorompente, appena contrastata dal padre che lo voleva ragioniere, ma nel 1996 si diploma "Attore" presso la Scuola Civica d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e dal 1996 è uno dei soci fondatori dell' "A.T.I.R." (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) riconosciuta e finanziata dal Ministero dello Spettacolo. Nel 2000 frequenta il Corso Internazionale Itinerante di Perfezionamento Teatrale, direttore artistico Franco Quadri, maestro Eimuntas Nekrosius. Nell'aprile del 2002 vince il premio dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro; sempre nel 2002 vince il "Premio Ubu" come migliore attor giovane. Gennaio 2003 vincitore del 21st International Fadjr Theatre Festival a Theran (Iran) per la migliore interpretazione, premio attribuito dall'I.T.I - International Theatre Institute - Unesco. Nomination ai "Premi Olimpici" del teatro 2003. Premio "Annibale Ruccello" 2004, Premio "Olimpico" premio ETI 2004, premio "Vittorio Gassman come miglior giovane talento" 2005 per l’interpretazione de ‘Il Grigio’, premio "Maschera d'Oro" 2005 assegnato dal pubblico e dalla critica. Nel 2006 per lo spettacolo "Il Grigio" vince il premio "Persefone d'oro", premio speciale delle critica. Parla francese e inglese. Vincitore del Premio "Arancia d'oro" come Miglior Attore al Festival della Comicità di Grottammare, edizione '97, per aver recitato in "Merd", film diretto da Claudio Saponara e presentato al festival di Bellaria. Ha lavorato tra gli altri, con registi come Gigi Dall’Aglio, Ferdinando Bruni, Armando Punzo e Gabriele Vacis. Per il cinema lavora con Silvio Soldini in "Pane e tulipani" e in "Agata e la tempesta". Inoltre lavora in "Miracolo a Palermo" di Beppe Cino, in "E ridendo l’uccise" di Florestano Vancini e in "Te lo leggo negli occhi" di Valia Santella. Per Radio Rai (Il Terzo Anello) ha letto il romanzo "Padri e Figli" di Ivan Turgenev. Ecco cosa ci racconta. Ritorni al Piccolo Teatro con ‘Natura morta in un fosso’ che avevi proposto già al Teatro Verdi tempo fa e lì ti avevo visto e apprezzato tantissimo. Col passare del tempo, il testoo è cambiato? No, la versione che porto ora in scena è integrale, per quanto negli anni lo spettacolo sia cresciuto, nel senso che io sono andato più in profondità coi personaggi, che vivono alcune tragedie. In un certo senso, ogni volta che salgo sul palco ci aggiungo un dettaglio, una sensazione. Ti ritrovi partecipe o distaccato, rispetto a quanto avviene in scena? Avendole interpretate, ogni volta che sento di tragedie simili mi pare di sentirle davvero in modo tragico, perché non c’è distacco. Ma facendo questo tipo di lavoro in teatro, mi piace pensare che anche chi mi guarda e ascolta possa provare di più di quanto non passi se vedi la televisione. Sembra possibile annullare quei filtri che la TV crea mentre qui i fatti avvengono come accade in prima persona, con i veri pudori che la TV annulla. Vuoi dire che ci sono sentimenti che il teleschermo non permette di conoscere? sì ed è sempre molto faticoso seguire casi simili, sempre esasperati dai media che trasformano tutto in fatti quotidiani. Cambiamo argomento. Hai avuto grandissimo successo con questo testo e al Piccolo hai presentato ‘Il Grigio’ di Giorgio Gaber, primo attore in assoluto a interpretare un testo del Signor G. Ti consideri prevalentemente un monologhista? No. Ho fatto ‘Farenheit 451’, tratto dal romanzo di Bradbury, con Luca Ronconi la scorsa primavera e la compagnia era numerosa e ne ‘Il silenzio dei comunisti’ ero con Luigi Lo Cascio e altri. In effetti mi piace assolutamente passare da una cosa all’altra. Il monologo è una full immersion col regista, ma poi mi piace condividere e relazionarmi con altri attori. Puoi scegliere tu cosa fare? Eh, se si potesse sempre fare, in verità, preferirei poter scegliere io il testo. In Compagnia capita di essere il motore delle scelte, ma anche si venir scelto per fare qualcosa. Io sono contento di aver partecipato a bei progetti, è questo che cconta. Come ti sei sentito ad avere un regista come Luca Ronconi, dopo aver fondato il gruppo ATIR con Serena Sinigaglia che ha sempre diretto i vostri progetti? Lo spirito è sempre lo stesso ed è quello che conta. Io e Serena lavoriamo da tantissimi anni e abbiamo avuto la fortuna di essere stati chiamati assieme a fare ‘Il Grigio’. Posso dire che anche al Piccolo l’ambiente è quello che conta per lavorare e io ci riesco, sto bene con loro. OK, ma la differenza fra Serena e Luca Ronconi? Ah, vai in diretta… Con Serena abbiamo la stessa età, abbiamo fatto l’Accademia assieme, costituito ATIR assieme e c’è un rapporto di un certo tipo. Con Ronconi, grande maestro, c’è da apprendere, da prendere tantissimo e in ogni modo c’è i il dialogo che con lui mi ha fatto andare benissimo. Nello specifico, ognuno ti dà cose diverse e un maestro come Ronconi ti insegna tantissimo, ma senza farti rinunciare a te stesso. Per dire e fare cose in scena ci vuole un dialogo col registo e questo avviene. Ci sei ancora nel gruppo ATIR? Sì, sono ancora dentro il gruppo come socio e sostengo la Compagnia, come facendo ancora ‘Natura morta in un fosso’. Anche se non porto più in giro la Compagnia, come una volta, sono sempre in società con loro. Per concludere; hai fatto teatro, cinema e perfino un po’ di radio. Riesci ad avere una tua vita privata? Ce l’ho! Senza aver messo su famiglia però ce l’ho, una vita privata, anche se non è super impegnativa. Tutto sommato, con un lavoro di questo tipo è possibile godere in modo più speciale il tempo libero. La mia compagna mi segue, con fatica e io faccio altrettanto, quando posso. E ci va bene.
Inserita il 17 - 11 - 07
Daniela Cohen
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