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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Emma Dante all'Istituto Italiano di Cultura a Parigi
Emma Dante all Istituto Italiano  di Cultura a  Parigi
Esistono registi inventori di mondi, e registi realizzatori di mondi: Emma Dante appartiene di diritto alla prima categoria. Il suo è un universo abitato da creature in bilico tra animalità e infanzia, che si tratti di bambini violentati o di sorelle ingravidate da fratelli, i suoi sono personaggi disperati e senza paura, e tuttavia con una speranza, giacchè “non c’è disperazione senza speranza” – afferma la regista siciliana citando Pasolini. A Parigi, all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Rossana Rummo, lunedì 30 marzo, per la rassegna Face à Face, (serie di incontri destinati a diffondere la drammaturgia contemporanea in Francia) è di scena Emma Dante, autrice di spettacoli che hanno girato il mondo. La regista siciliana è prodiga di parole, un fiume in piena capace di dimenticare la presenza della traduttrice. Il pubblico parigino l’ ascolta con attenzione, così come la segue al Théatre du Rond-Point, dove è in scena fino all’ 11 aprile la sua ultima creazione, La Pulle, a cui seguirà, Mpalermu, in scena dal 14 al 18. E’ un momento di grande vitalità per la regista. Tournée internazionale, a dicembre la Scala con la Carmen di Bizet, e ha appena pubblicato un romanzo per la Rizzoli, “Via Castellana Bandiera”. E se qualcuno pensa che si tratti di una via, non si sbaglia. Anzi, “E’ un budello – spiega l’autrice – in cui se due auto si incrociano, una deve cedere il passo. Lo spunto del romanzo, parte da un episodio di cui sono stata protagonista. Un giorno, ero in macchina cercando di attraversare il vicolo, e una signora, ignorando il divieto, entra nel budello rifiutandosi di tornare indietro. Io – a quel punto ho trovato molto teatrale la situazione, e anch’io non mi sono mossa da lì. Nel frattempo dietro la mia macchina sì è formata una fila lunghissima, e dietro la macchina della signora, neanche una. E tuttavia la signora continuava a non voler fare marcia indietro. E’ finita che noi tutti abbiamo fatto marcia indietro, perché la signora si è rifiutata di spostarsi. Però la polizia l’ha portata al Commissariato. Su una storia così dovevo per forza scrivere un romanzo. E’ una storia che racconta un atteggiamento mafioso – che non è la mafia – puntualizza la scrittrice - ma certamente contribuisce alla sua diffusione”. Sullo schermo scorrono frammenti tratti dai suoi spettacoli più rappresentativi, “Carnezzeria” radiografia impietosa sulle crudeltà della famiglia, “Mishelle di Sant’Oliva” un gioco al massacro tra un padre e un figlio che non si guardano mai negli occhi. “Cani di bancata” (sul quale una preziosa testimonianza è stata scritta da Linda Dalisi, in un volume edito da Dante&Decartes: “La messa in scena della mafia”). “Il mio non è un lavoro documentaristico, ma antropologico, - risponde Emma Dante alle domande del pubblico – un teatro per il quale è auspicabile uno spettatore pronto ad accettare la sfida. Il mio non è mai un lavoro coreografico, ma una ricerca tesa ad esplorare l’animalità dell’attore, il gesto che viene fatto senza vergogna. L’attore deve dimenticare il giudizio e diventare puro, perché attraverso il gesto l’attore parla, e parla come se fosse la prima volta”. A chi le chiede: Il suo teatro che ha successo dovunque nel mondo, a Palermo come viene recepito? La regista risponde lapidaria: “A Palermo il mio teatro non viene recepito. Punto”. Tutto sommato meglio così. Magari ci scrive un romanzo.
Inserita il 31 - 03 - 09
Giuseppe Sollazzo
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TAG: emma dante


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