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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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DANIELE TIMPANO racconta il Dux in scatola
DANIELE TIMPANO racconta il Dux in scatola
Benvenuto ad un nuovo affabulatore, il trentenne Daniele Timpano, un narratore di storie recuperate alla memoria, sulla scia di quelli ormai “classici” - Paolini, Celestini, Enia, Perrotta -, ma con una sua originalità stilistica e figurativa, con i toni da cabaret e da conferenziere snodato simile a una surreale marionetta. Intanto, alla classica postura sulla sedia, preferisce quella dinoccolata, in piedi, e come arredo solo un baule che funge da bara. Oggetto che, almeno alla fine dello spettacolo, ci aspetteremmo che venisse aperto per scoprire l’entità fisica che ci viene spacciata dal racconto, come contenente le spoglie mortali di Benito Mussolini. Ma non lo sveliamo per non togliere la sorpresa. "Dux in scatola, autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito", finalista del Premio Scenario 2005 aggiudicandosi il primo premio della “Giuria Ombra”, ha già girato vari festival e città, e torna ora a Roma al Brancaleone per la Rassegna “Road” Venerdì 7 dicembre. Nel parliamo con l’autore che è anche attore e regista. Com’è nata l’idea di questo spettacolo? Nasce dalla lettura occasionale di alcuni testi storico-saggistici da cui ho tratto molte ispirazioni iniziali. Soprattutto un saggio di Sergio Luzzatto Il corpo del duc,e in cui l’autore già imposta il discorso non solo sul cadavere sparso – con dei raffronti anche spiritosi -, ma del corpo di Mussolini nell’immaginario degli italiani, sia da vivo che da morto. C’era poi l’esigenza personale, dettata da un mio interesse verso il fascismo, di carattere letterario, musicale, artistico in generale (le Avanguardie storiche, il Futurismo, D’Annunzio, ecc.) per gli anni Trenta del Novecento, periodo vissuto in maniera irreale e immaginaria, perché generazionalmente e nazionalmente lontano nel tempo. Brevemente, cosa racconta? Parla delle rocambolesche vicende del corpo del duce, dalla fucilazione a Piazzale Loreto, fino alla sepoltura dodici anni dopo al cimitero di Predappio, le varie vicissitudini di questo corpo eccellente decomposto, straziato, spezzato, trasferito da una parte all’altra, sepolto e dissepolto. Nel racconto si intrecciano brani di Martinetti, Gadda, Malaparte, luoghi comuni sul fascismo. Gioco con un’identificazione posticcia evocando il punto di vista dell’attore-autore, cioè identificandomi e distaccandomi dall’”oggetto” in questione. Non parlo di lui in quanto personaggio storico. Perché dentro quel baule poteva benissimo esserci il corpo mio o di un altro. Puoi spiegarti meglio? L’idea principale è la duplicità dell’io narrante. In scena ci sono io che parlo della storia di Mussolini come se fosse un fantasma che recrimina, che racconta queste sue vicende, ma in realtà non sono mai veramente il personaggio Mussolini. Sono sempre e comunque Daniele che fa finta di essere a volte Mussolini, e a volte me stesso, parlando dei fatti miei, di qualsiasi cosa. Su questo sdoppiamento narcisistico ho costruito la drammaturgia. Lo spettacolo è ambiguo da più punti di vista… Già. Parlo di me o di lui? E’ un pretesto per parlare di me, o è uno spettacolo sul Duce? Oppure è un ripiego per dire delle cose in maniera critica contro questo paese che, in più parti della messinscena, chiamo in causa? Voglio parlare male dei partigiani o male del fascismo? Esprimi quindi molte opinioni non esprimendone nessuna… Sì, però le manifesto tutte in maniera molto forte, buttandole in faccia alle persone, a valanga o a cantilena, anche se in maniera leggera, perché lo spettacolo è abbastanza divertente. Ma cosa vuoi comunicare allo spettatore? Di tutta questa valanga di informazioni che do – è come se navigassi su Internet, aprendo più finestre -, la pretesa è che uno spettatore ipotetico cerchi, sforzandosi e divertendosi, di costruirsi un suo percorso mettendo assieme i vari pezzi delle cose contrastanti che gli fornisco in base alle sue idee pregresse. Non porto allo spettatore un pensiero mio che confermi le mie opinioni, né pretendo di cambiare le sue. Offro un frullato articolato in cui egli può, o meno, mettere in dubbio quello che pensa, e contemporaneamente confermargli il suo pensiero contro il mio. E’ un racconto che ha delle implicazioni in parte ideologiche, in parte morali, nel senso che, a prescindere del fascismo o dell’antifascismo – tema che comunque è nello spettacolo –, c’è un discorso sul rispetto o meno della morte. Venerdì 7 dicembre - ore 21.00 Brancaleone Via Levanna 11 – Roma. Il testo di Dux in scatola è pubblicato dalla Coniglio Editore di Roma (www.coniglioeditore.it)
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Giuseppe Distefano
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