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Dal tango al sirtaki, Paganini si rinnova
Dal tango al sirtaki, Paganini si rinnova
Solo per pochi giorni al Teatro Carcano di Milano, fino al 7 gennaio 2007, il ballerino più amato dagli italiani Raffaele Paganini porta in scena “Dal Tango al Sirtaki”, uno spettacolo che come sempre attira un pubblico di adoratori. Ho potuto parlargli e subito rassicuro i suoi fan: lo spettacolo è di giro fino ad aprile. Seguite i cartelloni dei vostri teatri, magari riuscite a vederlo pure voi. A gennaio, il 9 a Oderso, il 10 a Pieve di Soligo, dal 20 al 22 in Sicilia, il 25 a Mestre e il 26 a Verona. A febbraio l'1 a Ferrara, il 2 a Mirandola, il 3 a Brescia, il 9 a Firenze, il 10 a Salerno, il 22 a Foggia, il 24 ad Assisi e il 27 a Trento. In marzo, dal 27 al 31 a Bologna.

Come mai hai deciso di fare uno spettacolo del genere? Sono passati dieci anni da quando ho deciso di lasciare il mondo del grande repertorio, quello che si fa nei grossi teatri per motivi di scenario e allestimenti. Ho voluto perciò aprire il nuovo anno e festeggiare questo piccolo periodo dal trascorso epocale con un regalo, per me e per il pubblico: ho unito il momento elegante del tango a quello del sirtaki e finora sta andando tutto bene. Che differenza c’è fra gli spettacoli di una volta e quelli di adesso? Ti spiego: ho deciso di lasciare il grande repertorio per questioni di età, perché eseguire i classici significa fare ‘Giselle’, ‘Coppelia’ o ‘Il lago dei cigni’ esattamente come sono sempre stati fatti. Sono adatti ai giovani, a meno che non se ne faccia un’edizione modernizzata, come ho fatto di recente con una ‘Coppelia’ molto insolita rispetto all’edizione originale, pur se ricalcando la storia e la musica. L’originale richiederebbe un grande palcoscenico, io invece mi sono adattato a portare in tournée la mia compagnia in 170, 180 spettacoli all’anno. Occupiamo ogni genere di spazio, dal teatro-bomboniera al grande palco. Significa che siamo in grado di fare diversi allestimenti a seconda del luogo in cui lavoriamo con il medesimo spettacolo. Questo non si può fare con il grande repertorio. Quindi hai solo cambiato genere? Diciamo così. Ho più possibilità di scelta e, avendo fondato la Raffaele Paganini Company, ho la responsabilità di dare lavoro a tutti i componenti della mia compagnia per almeno 9 mesi all’anno. Finora ci riesco. Mi comporto come un ente lirico e non credo ce ne siano molti, in Italia, capaci di fare altrettanto, grazie alle scelte di repertorio. In questi 10 anni ho avuto incontri straordinari, tra cui molte possibilità di danzare il tango. Da quando feci ‘Zorba il greco’, invece, ho presentato almeno 600 repliche del sirtaki in tutto il mondo. Ecco per quale ragione, per celebrare il decennale della compagnia che porta il mio nome, ho voluto farmi un regalo. Ho fatto venire un amico dall’Argentina, gli ho mostrato il mio tango e lui lo ha rimaneggiato e sistemato. Ti piace davvero tanto? E’ stato egoismo puro, ci sguazzo e mi diverto, devo dire. Mi sono fatto davvero un bel regalo! Intanto abbiamo tutti un livello di alta professionalità e ho la grande fortuna di avere con me Luigi Martelletta che firma tutte le coreografie, sebbene poi vi collaboro anch'io. Luigi è un mio coetaneo, è un amico d’infanzia, siamo cresciuti insieme. Mi conosce perfettamente e chi meglio di lui poteva creare i movimenti di questo spettacolo? Vedo che pure il pubblico gode, si diverte, ha il suo momento lirico con il primo tempo di grande eleganza, coi grandi tanghi che balliamo sulle musiche di Astor Piazzola e le rielaborazioni di Alessandro Russo. Il secondo tempo presenta una storia con la tipica diatriba fra famiglie, dove chi ci rimette sono i figli, ma le cose si concludono con un bel finale. Qui è stato Marco Schiavoni a musicare il sirtaki. Come mai le musiche hanno firme di gente di casa nostra, per tanghi e sirtaki? Sono stato talmente tanto all’estero che ormai vorrei fare tutto in Italia. Ho fatto parte del London Festival Ballet, del Ballet Theatre Francais de Nancy, dell’Opera di Zurigo e del Ballet Concerto de Puerto Rico. In tournée ho portato talmente tanti spettacoli che adesso vorrei fare tutto qui e riadattarlo con amici. Vedi, il sirtaki è quello del grande Theodorakis, non c'è dubbio, ma si possono fare cose nuove. Non è obbligatorio lasciare tutto come è stato fatto in passato. Ci sono voluti due mesi di ricerche per scegliere esattamente quali musiche volevamo usare e mostrarle ai ballerini, affinché a loro volta scegliessero quanto gli sembrava meglio adoperare. Come faceva Stravinski, insomma: abbiamo ricostruito la logica del balletto che nasce assieme alla musica. Mi stai dicendo che questo spettacolo è un patchwork di musiche del mondo, dall’Argentina alla Grecia e il tutto è made in Italy? Esatto. Fantastico! Cosa contate di fare dopo? Dopo Milano andremo in tanti altri posti. Questa tournée è lunghissima e abbiamo ancora 80 date fino ad aprile! Poi organizzeremo il tour estivo e quindi decideremo che fare d’inverno. C’è tanta stanchezza ma anche tanta gioia a vivere così. Siamo orgogliosi di potercela fare e divertirci ancora tanto!

Inserita il 05 - 01 - 07
Daniela Cohen
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