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Arriva al Teatro Ciak – Fabbrica del Vapore dal 28 al 31 gennaio lo spettacolo ‘Rhyth.mix ’ realizzato dalla coreografa Barbara Cardinetti con le atlete di ginnastica ritmica della nazionale italiana e la consulenza tecnica di Emanuela Maccarani. Uno spettacolo tutto al femminile che nella sua unicità propone per la prima volta sul palco un armonico intreccio tra sport e danza, tra ginnastica ed espressività teatrale e che vedrà esibirsi sul palcoscenico la crema della Nazionale italiana di ginnastica ritmica. Un eccellente team di atlete le quali, dopo l’esperienza delle Olimpiadi di Pechino, hanno deciso di rimettersi in discussione aggiungendo ai duri allenamenti agonistici, anche ore e ore di studio di danza alla sbarra. Vedremo in scena Giorgia Cafiero, Fabrizia D’Ottavio, Valentina Giolo, Sara Menassi, Laura Piacentini, Ottavia Proverbio, Sheila Verdi, Laura Vernizzi. Quest’ultima, insieme alla D’Ottavio è stata medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene del 2004 e medaglia d’oro ai campionati mondiali di ginnastica ritmica di Baku nel 2005 oltre che avere partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008.
A questo proposito abbiamo chiesto alla coreografa Barbara Cardinetti di raccontarci come è nata l’idea di realizzare questo spettacolo.
Barbara Cardinetti, come è cominciata questa esperienza?
Tutto è nato due anni fa da un’idea di Antonio Gnecchi, si erano appena svolte le Olimpiadi di Pechino e gli venne chiesto di lavorare con le ginnaste e in particolare con un gruppo italiano per creare una nuova forma di spettacolo che unisse queste due discipline: la ginnastica ritmica e la danza. Per quanto mi riguarda ho iniziato la mia carriera artistica proprio nel mondo della ginnastica ritmica praticandola per più di dieci anni e vincendo diversi titoli regionali e interregionali fino a diventare campionessa italiana nel 1992.
E alla danza come c’è arrivata?
Ad un certo punto della mia carriera agonistica, ho deciso di partire per l’America per studiare danza e qui ho avuto la fortuna di studiare e perfezionarmi alla Alvin Ailey School di New York e in seguito di lavorare come ballerina con importanti compagnie. Ho fatto parte del cast di No Gravity, con coreografie di Brian Sanders e David Parsons, e dello spettacolo Waterwall con la compagnia Materiali Resistenti diretta da Ivan Manzoni. Dunque avendo sperimentato direttamente sul mio corpo entrambe le discipline, per me è stato interessantissimo lavorare con queste atlete.
Quali sono le difficoltà che ha incontrato nella costruzione dello spettacolo?
L' obiettivo principale è stato quello di rendere poetico ed espressivo un linguaggio come quello della ginnastica, che di fatto è solo molto tecnico. Quindi ho dovuto farle interagire con elementi come le scenografie, le luci, i costumi, la musica con i quali solitamente sono abituate a lavorare in maniera diversa. Per esempio le altezze dei teatri sono differenti da quelle dei palazzetti dello sport e quindi abbiamo dovuto lavorare molto sull’uso degli attrezzi come le clavette, i cerchi e i nastri in maniera completamente diversa.
Esiste una drammaturgia nello spettacolo?
No, in realtà il filo conduttore è proprio la ginnastica visualizzata quasi in forma onirica attraverso 21 quadri astratti in cui ginnastica e danza interagiscono con la musica e la proiezione di diapositive.
Che cosa vi differenza per esempio dai Momix o dai Philobolus?
Si può senza dubbio affermare che apparteniamo allo stesso genere definito ‘fisical theater,’ nel senso che cerchiamo di proporre e affrontare rischi fisici ed estetici per abbattere le barriere tra danza, teatro ed esperienze personali, comunicando in maniera chiara affinché la danza possa arrivare al maggior numero di persone possibili. Però ci sentiamo diverse perché cerchiamo di esprimere arte oltre l’agonismo. Queste sono ginnaste di alto livello che dopo l’esperienza di Pechino hanno deciso di rimettersi in discussione e cominciare una nuova sfida, quella della danza, attraverso il lavoro del piccolo attrezzo che esalta la componente sportiva ed artistica insieme alla ricerca musicale, creando una forma di spettacolo unica nel suo genere.