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Interviste ai personaggi del teatro e dello spettacolo italiano

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Andrea Murchio ... tra teatro, tv e cinema
Andrea Murchio ... tra teatro, tv e cinema

Il frusinate Andrea Murchio, attore, regista e drammaturgo, vincitore nel 2008, del premio nazionale "La Ciociara" per i meriti acquisiti nel campo del teatro e del cinema è tornato a lavorare a L'Aquila dopo 2 anni e mezzo di assenza (a causa del sisma del 2009), durante i quali è stato in tourneé in mezza Italia con spettacoli come "L'amico di Fred" regia di Pierpaolo Palladino, "Come ammazzare la moglie o il marito senza tanti perchè", regia di Filippo D'Alessio, "Gioventù ribelle", regia di Tiziana Sensi; ha diretto "Bucefalo il pugilatore" e ha scritto, oltre che diretto, "Una casa di bambola", "E tu chi sei?" e "Il ballo di Irene". Non si è fatto mancare neanche una puntatina nel cinema, con una parte in "Il gioiellino" di Andrea Molaioli. Ha presentato un programma tv "Extra tv". E ... ha mantenuto la tradizione di classificarsi al secondo posto al dissacrante Festival di Sant'Ermete che si tiene annualmente a Ceccano (FR).
Lo conoscevo da tempo. Simpatico e ironico, umile e disponibile, affascinante e sicuro di se, l'ho intervistato in una pausa di lavoro, mentre dispensava consigli ai suoi allievi del seminario su comunicazione e public speaking che ha tenuto a L'Aquila in conclusione del Laboratorio sulle Arti e i Mestieri dello Spettacolo organizzato da Alice Art Management srl di Federico Fiorenza in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi dell'Aquila.

Andrea Murchio: Immagino che adesso inizierai l'intervista chiedendomi "come stai?"

Ti trovo magnificamente, ma visto che ti sei fatto la domanda da solo, adesso datti anche una risposta...
A.M.: (ride, ndr) Fa un po' freddino qui a L'Aquila, ma sono sempre felice di essere con voi... e dispensare le mie perle di saggezza... (mi vede che scrivo e, ridendo, mi domanda divertito "Ma che fai scrivi?", ndr)

Quando hai deciso che nella vita avresti fatto teatro, tv e cinema?
A.M.: Ci sono arrivato un po' tardivamente all'idea di diventare attore professionista, perchè assecondando i desideri dei miei genitori avevo intrapreso tutt'altra strada: mi ero iscritto a Giurisprudenza. Ho dato tutti gli esami, poi al momento di fare la tesi ho deciso di cambiare rotta. Infatti ho iniziato a frequentare una compagnia di teatro di provincia a Frosinone ... e ho avuto questa illuminazione!

Tu dici che hai cominciato tardi a fare teatro, ma è certo che ne hai fatta di strada, visto che poi hai partecipato a molte opere teatrali, a fiction tv, cinema e sei anche stato direttore artistico del teatro di Veroli (FR)...
A.M.: (come continuasse il discorso di prima, ndr)... Poi, fortunatamente, ho fatto degli incontri giusti; mi sono trovato nelle condizioni di lavorare continuativamente (per questo ho lasciato l'università). Ho iniziato col teatro Politecnico di Roma, diretto da Mario Prosperi e di lì sono seguite collaborazioni con personaggi di calibro notevole. Come ad esempio Roberto Herlitzka in "Assassinio in cattedrale" di Eliot, Nino Castelnuovo nella "Lettera Scarlatta". Poi Alessandro Preziosi in "Datemi tre caravelle", Giò Di Tonno in "Jeckyll & Hyde". E ho iniziato anche la collaborazione col TSA, che allora era diretto da Federico Fiorenza... un rapporto che è cresciuto col tempo ed è diventata una vera e propria amicizia.

Sì, lo so che sei molto legato a L'Aquila... che effetto ti fa tornarci ora, dopo il sisma?
A.M. Quando c'è stata la seconda puntata di "Cantiere Odissea" (09 dicembre 2011, ideato da Antonia Renzella, c/o MUSPAQ, ndr) ho avuto modo di andare nel centro storico di L'Aquila con Alessia (Alessia Olivetti, attrice dello spettacolo e compagna nel teatro e nella vita di Andrea Murchio, ndr)... Non ci venivo da prima del sisma perchè l'ultimo incontro di "Jeckyll & Hyde" è stato in marzo 2009, prima del sisma... Vedere L'Aquila in quelle condizioni è stato un colpo al cuore ... (anche perchè quando abbiamo fatto le prove di "Jeckyll & Hyde" nel centro storico di L'Aquila io ero alloggiato in albergo in centro)... Quello che ho potuto constatare è stato che si sono solo messi in sicurezza gli edifici e si ha difficoltà a riportare in vita il centro storico. Da una parte è avvilente, ma dall'altro fa arrabbiare perchè io credo che L'Aquila sia un patrimonio culturale che andrebbe rivalutato. Mi rendo conto che non è una situazione facile e ci vorrà un po' di tempo... Ma vedo che negli aquilani c'è voglia di riscatto e ritorno alla vita. E un'iniziativa come questa (il laboratorio che sta conducendo, ndr) è lodevolissima.

C'è un personaggio teatrale che non hai ancora interpretato e che vorresti portare in scena?
A.M.: Più d'uno, direi! Avendo iniziato tardi a fare teatro, mi sono perso qualche ruolo... Ho fatto un "Romeo e Giulietta", ma non era quello classico, bensì un po' particolare... Ora è un po' tardi. Non so se faccio ancora in tempo ad essere Amleto, chè quando ero teenager era il personaggio che avrei voluto interpretare... Ma ho fatto ugualmente personaggi interessanti. Ricordo con piacere Angelo di "Misura per misura". Oppure Semjon Semjonovic, protagonista del "Suicidio" di Erdman, che è molto divertente... Troppi ne dovrei dire... Anche il reverendo Dimmesdale di "La lettera scarlatta" e Jago nella versione TSA dell'"Otello".

C'è un'esperienza teatrale che ricordi con più affetto o che ti ha segnato professionalmente più di altre?
A.M.: Ce ne sono tante... Be', per esempio un mondo che ho scoperto non avendo molte aspettative è stato quello del musical. Lavorare in compagnie molto grandi è un'esperienza straordinaria perchè si crea un affiatamento fra tante persone... c'è un'energia molto più grande rispetto a una normale compagnia di prosa... Quindi (riflette, ndr) ... per esempio "Jeckyll & Hyde", da questo punto di vista mi è rimasta nel cuore.

Per te, quale è il valore della recitazione? ... Cioè, nell'antica Grecia si trattava di un rituale sociale legato ai riti dionisiaci. Oggi le cose sono un po' cambiate... In particolare mi viene in mente un'intervista rilasciata da Vittorio Gassman che gira su Facebook, nel quale il famoso mattatore dichiara che "Si recita per mentire, per smentirsi, per essere diversi da quello che si è. Si recitano parti di eroi perchè si è dei vigliacchi. Si recitano parti di Santi perchè si è delle carogne. Si recita perchè si è dei bugiardi fin dalla nascita. E sopratutto si recita perchè si diventerebbe pazzi non recitando." Tu cosa ne pensi? Che valore ha per te la recitazione?
A.M.: Penso che sono valide entrambe le prospettive... Io, però, sono un seguace di Dioniso: per me l'attore è una specie di sacerdote. Se fosse per me. l'attore ogni volta che intraprende un progetto dovrebbe considerare fondamentale la sacralizzazione dell'arte teatrale... E' vero anche che se non facessi l'attore io sarei un serial killer... Quando hai una passione così viscerale, nel teatro puoi analizzare tutta questa energia repressa e la puoi tirar fuori per trarre qualcosa di buono... Per me, il teatro è, fondamentalmente, raccontare. E oggi come oggi, io credo sia importante che il teatro riprenda ad essere quello che diceva Amleto, cioè che gli attori siano la cronaca del proprio tempo e il teatro deve essere più contemporaneo di quello che è... Purtroppo oggi vige la legge del commercio e operazioni teatrali si fanno solo perchè si devono far tornare i conti e in tale ottica la sacralizzazione del teatro viene messa in secondo piano.

E' per questo che metti spesso in scena delle opere di autori contemporanei (compreso te stesso) o che comunque sono ambientate in epoca contemporanea?
A.M.: Come attore mi metto al servizio dei registi: non so dire di no e mi getto a capofitto in quello che mi propongono. Come regista mi piacerebbe soffermarmi di più sulle problematiche del mondo attuale. E' da un po' che rimugino su un progetto contemporaneo che ha per soggetto un soldato coinvolto negli ultimi conflitti... E vedere la vita privata dell'uomo in parallelo con gli eventi che hanno sconvolto il mondo negli ultimi anni... Prima o poi devo decidermi a scriverla... Quello che è fondamentale, anche se si affronta un'opera classica, è vedere quello di contemporaneo che c'è in quei testi... Il fatto è che la drammaturgia contemporanea in Italia non è molto considerata: è difficile che sia paradigmatica e trovi un largo consenso...  (Riflette un attimo, ndr) Io, per esempio, trovo che le tragedie greche siano modernissime.

Secondo te, il teatro è un'attività sadomaso fatta di un dittatore (sia esso un'idea, un qualcosa, oppure il regista) e una vittima?
A.M.: Io ho un'idea moto chiara in proposito. Secondo me il regista è l'unico vero responsabile dell'opera teatrale. In questo senso è una dittatura. Se io avessi a disposizione un budget notevole, io, come regista, sarei rigido, perchè secondo me il regista deve poter decidere qualsiasi cosa e l'attore, così come quello che fa le luci o lo scenografo, devono mettersi a disposizione. Certo, poi c'è la parte creativa, possono esserci delle idee valide che vengono fuori, .. però per me il responsabile ultimo è il regista... (Riflette un attimo, ndr) Una cosa che è molto trascurata negli ultimi tempi, ogni volta che vado a vedere un'opera teatrale, è la direzione degli attori...

Adesso parliamo di cinema. In "Il gioiellino" di Molaioli, hai lavorato con Toni Servillo e Remo Girone. Com'è stato?
A.M.: E' stata un'esperienza breve, ma intensa. Tra l'altro io ogni volta che mi trovo a lavorare con grandi attori (perchè tali sono! ... ti ho già fatto molti nomi prima, ma voglio aggiungere anche Giorgio Colangeli), posso constatare che c'è un'umiltà e dedizione al lavoro più grande di altri attori che tali non sono. Questo mi colpisce: l'umiltà di grandi attori che potrebbero fregarsene e invece ti danno consigli. Sono quindi molto più umili. E così è stato con Toni Servillo e Remo Girone... La cosa che meno mi ha dato soddisfazione nella mia carriera è stato quando mi sono trovato a recitare nelle fiction perchè lì ci sono dei tempi e dei modi che non ti permettono di esprimerti al meglio.

Facciamo, adesso, una constatazione sul teatro a un livello più sociale. Secondo alcuni, il teatro è come una goccia in un secchio d'acqua: si fa presto a perderla...
A.M.: Questa è la condizione costante in cui si vive nel teatro. E' un po' l'ultima ruota del carro. Ed è un vero peccato perchè io ogni qual volta vedo un giovane avvicinarsi al teatro, vedo che ne rimane affascinato! Perchè il teatro fa parte della natura, della cultura,... viene da lontano... Io credo che il teatro debba essere insegnato nelle scuole e noi dovremmo imparare dai Paesi mitteleuropei, in cui c'è una cultura molto teatrale. E chi crede che di cultura non si vive sbaglia di grosso. Di recente sono stato a Parigi ed ho visto che è una città che vive di cultura. Uno dei guai degli ultimi anni è che l'Italia non vive di cultura teatrale, quando invece potrebbe essere una fonte di reddito pazzesca... Al contempo, penso anche che le sovvenzioni pubbliche in qualche modo siano state parte del malessere in cui viviamo oggi, perchè al solito ci sono delle sperequazioni. E se sono sempre i soliti noti ad attingere a queste sovvenzioni, allora è meglio azzerarle e far sì che si arrivi ad un modo più meritocratico di distribuzione di queste risorse.

Grazie, Andrea.

Inserita il 16 - 12 - 11
Annalisa Ciuffetelli
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