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15 anni di Human Beings: a colloquio con Danilo Cremonte
15 anni di Human Beings: a colloquio con Danilo Cremonte

Danilo Cremonte è, dal 1994, direttore artistico del Laboratorio teatrale interculturale Human Beings di Perugia e dell'associazione culturale Smàscherati!
Dopo il primo approccio con le discipline artistiche frequentando il DAMS di Bologna, continua la formazione teatrale presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma e in altre scuole teatrali in Italia e in Europa, dedicandosi in particolare all'approfondimento del teatro comico e del mimo, non tralasciando parallelamente il filone della sperimentazione.
Tra il 1978 e il 1988 è attivo nel gruppo Teatro Studio 3 di Perugia, compagine che si colloca nell'ambito delle avanguardie, con il quale partecipa a diversi festival teatrali.
Nel 1998 dirige la Compagnia egiziana Teatro dei Giovani, con la quale partecipa al X° Festival Internazionale di Teatro Sperimentale del Cairo.
Lo intervistiamo in occasione dei 15 anni di Human Beings.

Human Beings compie 15 anni. Quali sono le tappe salienti di questa esperienza?

Nel 1988, al termine della mia attività nel Teatro Studio 3, ho sentito l'esigenza di lavorare nel teatro anche al di fuori della messa in scena. Insieme ad altre persone, provenienti sia da esperienze teatrali che dalla danza contemporanea, abbiamo creato così nel 1989 l'associazione Smascherati! con la finalità di approcciare il teatro attraverso lo strumento del laboratorio e degli stage. Nel 1994 ho poi voluto ampliare quell'esperienza creando un laboratorio interculturale permanente, intravedendone le possibilità di riuscita nella città di Perugia, che potesse rappresentare un punto di riferimento anche per i molti stranieri che vi transitano. Ci siamo così dati da fare per concretizzare questa idea, coinvolgendo in primo luogo le istituzioni per trovare dei sostegni finanziari, e trovando un sostegno nell'Università per Stranieri, nella Regione Umbria, nella Provincia (poi uscita dal progetto) e nel Comune di Perugia.

Quali sono le ascendenze artistiche del lavoro che proponete?

Nel corso della mia formazione e della mia pratica teatrale ho avuto modo di sperimentare vari approcci e vari punti di vista. Dopo le prime esperienze nell'ambito delle avanguardie, ci sono state tuttavia nella mia vita due folgorazioni: Tadeusz Kantor e Pina Bausch. Dal loro teatro ho acquisito quegli elementi con i quali ho poi costruito il lavoro che porto avanti nell'ambito dei laboratori e degli spettacoli.

Come si concretizza?

Il lavoro è incentrato - appunto nella prospettiva che ho appena citato, in particolare nell'ottica bauschiana - a scandagliare le dinamiche delle relazioni umane, quelle dell'io, sia a sé stante che nel rapporto con gli altri, facendone emergere le sfumature, le particolarità. il non direttamente percepibile nel quotidiano ma che è comunque presente nel vissuto, e che a volte è fatto anche di contraddizioni. Insomma un lavoro sulla persona, sul corpo, sull'azione.

I partecipanti al laboratorio Human Beings sono in prevalenza stranieri. Questa composizione ha dei risvolti particolari nel lavoro?

Sicuramente avere a che fare con persone di estrazione così diversa rappresenta un grande stimolo. Nel corso degli anni sono infatti transitate nel laboratorio persone provenienti da ogni parte del mondo, circa duemila, portando con sé sensibilità e modi di percepire che hanno offerto, e continuano ad offrire, una base di lavoro molto solida. Considero infatti la diversità un valore fondamentale; per questo apprezzo molto che al laboratorio si avvicinino persone dall'estrazione più diversa, sia come detto geografica, ma anche professionale, con età differenti, appartenenti a sottoculture diverse. Al laboratorio vi partecipano infatti molti studenti, ma ci sono anche non pochi lavoratori che svolgono i mestieri più disparati e con alle spalle esperienze assai distanti tra di esse. Human Beings è cioè un contenitore di umanità.

Negli spettacoli che proponi vi è sempre uno sfondo sociale, in senso lato politico. Che importanza ha questo elemento?

I lavori, come tu dici, lo stanno a testimoniare. Tutti gli spettacoli toccano infatti tematiche sociali: ad esempio Break, l'ultimo prodotto, Tilt dell'anno scorso, Dry di due anni fa, e così via. Io però, nel corso del laboratorio, non do alcun indirizzo, dal momento che - come dicevo poc'anzi - l'ottica nella quale ci muoviamo è quella dell'analisi dei rapporti umani e delle relazioni interpersonali. Il fatto "politico" per me è questo, e lo è anche in modo rilevante. Io non aggiungo altro, e la cosa sorprendente è constatare proprio come siano i partecipanti stessi che, attraverso il lavoro, escono dal laboratorio con una coscienza sociale ed etica che magari non avevano prima, o non così sviluppata.

Quali sono stati, in questi 15 anni, i momenti salienti del laboratorio dal punto di vista artistico?

Gli spettacoli Dal gorgo/segnali e Papiers hanno costituito senz'altro due momenti importanti del nostro percorso. Con essi ci siamo infatti proposti anche al di fuori del laboratorio, riscuotendo buoni livelli di apprezzamento. Entrambi trattano una vicenda assai triste della storia d'Italia, vale a dire il naufragio avvenuto il 26 dicembre 1996 al largo di Porto Palo, in Sicilia, che costò la vita a 283 immigrati clandestini. Quella vicenda non poteva non scuotere la nostra coscienza, data la nostra sensibilità verso le tematiche relative ai flussi di persone.

E dal punto di vista umano?

Questo aspetto è un po' più delicato, dal momento che una delle caratteristiche del laboratorio è che il flusso di partecipanti - all'incirca 150 persone all'anno – ha una durata annuale, poi avviene il ricambio. Ciò significa che non si ha il tempo di coltivare oltre una certa misura i rapporti umani con chi dà tanto, a livello personale, al laboratorio. E questo è un grande limite, perché, se guardo indietro, prendo atto di come alcune persone che più hanno lasciato un segno nel laboratorio si trovino ora nei punti più disparati del mondo. È pur vero, d'altro canto, che ogni anno c'è grande trepidazione nel conoscere la composizione del nuovo gruppo con il quale lavoreremo.

Oggi Human Beings è una realtà, uno spazio interculturale funzionante dove si respira un'atmosfera davvero buona. Ritieni che il tuo percorso professionale sia giunto alla sua dimensione definitiva, o pensi che il laboratorio possa ulteriormente trasformarsi, diventanto magari un centro di formazione?

Qui ci addentriamo in una tematica annosa e scottante. I fondi che riceviamo, pur avendoci permesso fino ad ora di dare continuità all'esperienza, sono limitati, e risulta difficile ipotizzare cambiamenti dell'esistente. I nostri spettacoli, ad esempio, si basano in buona parte sull'impegno di persone che, pur possedendo capacità professionali, dedicano la loro attività a livello gratuito o quasi, giacchè altrimenti ci risulterebbe impossibile presentare ogni anno il lavoro finale del laboratorio, che attualmente rappresenta un appuntamento di richiamo per la città con buona partecipazione di pubblico. Per adesso, quindi, andiamo avanti così.

Inserita il 20 - 09 - 09
Alessandro Samsa
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