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Presto 'Aldo Moro' al Teatro Verdi di Salerno
Presto 'Aldo Moro' al Teatro Verdi di Salerno
La produzione Teatro Stabile della Sardegna / Teatro Eliseo presenta Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato in "Aldo Moro", una tragedia italiana di Corrado Augias e Vladimiro Polchi. Le musiche sono di Marcello Panni, le scene di Gianni Silvestri, le luci di Mario Loprevite, i costumi di Alessandra Giuri, la regia di Giorgio Ferrara.
Lo spettacolo vedrà come protagonisti assoluti Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato e si svolgerà al teatro Verdi di Salerno in ANTEPRIMA REGIONALE (esclusiva per la Campania) martedì 15 e mercoledì 16 aprile(ore 21).

Aldo Moro, una tragedia italiana, lavoro - tra storia e cronaca - del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra.
Scritto da Corrado Augias e Vladimiro Polchi a partire dalle numerose lettere di Moro dalla “Prigione del Popolo”, dagli scritti di Pasolini e Leonardo Sciascia, nonché dal recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio (la parte filmata dello spettacolo si avvale anche di brani tratti dal suo film Buongiorno notte).
Paolo Bonacelli impersona lo statista messo a tacere proprio quando stava definendo il compromesso storico fra Dc e Pci. A Lorenzo Amato, nei panni di narratore, è affidata la lettura dei comunicati, delle cronache giornaliere ed il commento dei filmati senza sonoro.
Questo spettacolo diretto da Giorgio Ferrara, a trent’anni dal sequestro del presidente della Democrazia Cristiana ripercorre i suoi ultimi 55 giorni I fatti, fino al drammatico epilogo, sono stati ricostruiti avvalendosi delle lettere scritte dallo statista, dei documenti e delle immagini di quei giorni.

"Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana.
La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata.
Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di quel regime democristiano che da trent’anni opprime il popolo italiano" (Comun. 1 delle Br.)

Alle 9.15 del 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, la Fiat 130 guidata dall'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, con a bordo l'onorevole Aldo Moro, viene bloccata da un commando di terroristi e crivellata di colpi. Cinque uomini della scorta vengono uccisi, il presidente della Dc sequestrato. La vicenda umana e politica del rapimento Moro si consumò in 55 giorni: i più lunghi e oscuri dell’Italia del dopoguerra.
Non sono bastati 5 processi e 2 commissioni parlamentari d’inchiesta a fare definitiva chiarezza.

Su questa vicenda si sono confrontate due concezioni opposte, a ognuna delle quali va una parte di ragione. I sostenitori del valore della vita umana: bene assoluto al quale ogni altra considerazione va subordinata. I difensori della Repubblica, chi temeva cioè che cedendo ai terroristi si aprisse una spirale di ricatti, che facesse soccombere la concezione stessa dello ‘Stato’. Ognuna delle due parti poté reclamare una superiore parte di ragione, una forte motivazione di natura etica.

Anche questo ha reso l’intera vicenda una tragedia, nel senso greco del termine: un conflitto, uno scontro senza soluzione possibile, che non sia quella stabilita dal fato. Una tragedia antica, risolvibile solo sulla base di un’idea più religiosa che politica, il dilemma di Antigone: Polis contro Pietas.

A partire dalle numerose lettere scritte da Moro dalla “Prigione del Popolo”, lo spettacolo ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra: le lettere, i documenti, le immagini d’archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo.

Allo strazio delle parole di Moro imprigionato, la pièce alterna i commenti e gli interrogativi di Sciascia e Pasolini, ma anche i comunicati ufficiali delle Br.
Il tutto scandito dall’uso di immagini, tratte dai telegiornali d’epoca e dal recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio.

"Compagni, la battaglia iniziata il 16 marzo con la cattura di Aldo Moro è arrivata alla sua conclusione. Il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte. L'unico linguaggio che i servi dell'imperialismo hanno dimostrato di saper intendere è quello delle armi. Concludiamo quindi la battaglia eseguendo la sentenza".
(Comun. n. 9 delle Br.)

Lo spettacolo ha debuttato, in prima nazionale, martedì 20 novembre al Teatro Eliseo di Roma.
Inserita il 11 - 04 - 08
Fonte: Maria Cuono

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