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Le giovani promesse del mondo dello spettacolo italiano.
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Chiude con il doppio appuntamento la Kermesse "Città dei Creativi”
Chiude con il doppio appuntamento la Kermesse
Si conclude con il doppio appuntamento, sabato 13 e domenica 14 giugno, il programma degli spettacoli organizzati dalla “Città dei Creativi” al Centro Sociale. Proseguono invece fino a luglio le mostre allestite presso la Casa dei Creativi, in via Fulgenzio D’Allora. Il primo appuntamento è con il musical sperimentale in 2 atti “Sogno di notti nuove…”, liberamente adattato dal “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare e diretto da Valentina Mustaro. Lo spettacolo si apre con un marcia lenta e inquietante di “quadri viventi”; gli attori interpretano immagini di figure umane estrapolate da quadri vari. Le figure si “svegliano” come per incanto dal dipinto e iniziano a camminare nel pubblico. Sono persone comuni che intraprendono il loro viaggio dalla platea-finzione al palcoscenico- verità. Dietro la narrazione della vicenda ispirata all’opera shakesperiana si nasconde una continua dissonanza tra il concetto di realtà e finzione, due concetti che si ritrovano più volte nella rappresentazione, anche attraverso altre dicotomie: pazzia e ragione, amore e odio, desideri e doveri. Domenica 14 giugno alle ore 21,00 l’associazione CESME presenta, sempre al Centro Sociale, in via Guido Vestuti, lo spettacolo teatrale “Ippolito da Pastina: il Masaniello salernitano”, scritto da Luigi Verzieri e Michele Piastrella, con la regia di Sonia Di Domenico. La rappresentazione narra la storia di un povero pescivendolo salernitano del Seicento, Ippolito, che prendendo spunto dalla rivoluzione napoletana di Masaniello, convinse la popolazione salernitana a ribellarsi al malgoverno spagnolo. Con questo lavoro, il CESME vuole innanzitutto far conoscere questa figura storica, purtroppo ignorata da molti salernitani, ma anche rivalutarla dal punto di vista umano, visto che una parte della storiografia lo ha tramandato come un brigante che, con il pretesto della rivoluzione, ha voluto salvaguardare i suoi interessi personali. “A noi – dicono gli autori dello spettacolo -piace pensare che Ippolito si sia fatto solamente portavoce del malcontento del popolo, ormai esausto delle continue tasse, che gli spagnoli introdussero, forse, per soddisfare i loro capricci, ma che portarono i salernitani a conoscere la miseria." Lo spettacolo, sottolineano gli autori, è quanto mai attuale: ancora oggi, in ogni luogo, la voce dei poveri, della gente comune, è sempre soffocata e ignorata dai potenti della Terra; è necessario, invece, prendere coscienza dei soprusi e battersi per i propri diritti. Forse non è auspicabile una ‘rivoluzione’ nel senso letterale del termine, ma quantomeno una rivoluzione culturale, che ponga l’attenzione sui disagi vissuti da tanta gente, e una rivoluzione dell’anima, che ogni persona dovrebbe operare dentro di sé, per poter portare fuori la propria, vera, personalità, con tutto il suo potenziale creativo.
Inserita il 12 - 06 - 09
Maria Cuono
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