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Viva l'Italia! al Teatro Nuovo di Verona
Viva l Italia! al Teatro Nuovo di Verona


Lo spettacolo del Teatro Stabile di Verona va in scena sabato 29 ottobre alle ore 21 al Teatro Nuovo
di Verona.
Sul palcoscenico con Aldo Cazzullo letture di Paolo Valerio, Michele Ghionna e Marianna Dal
Collo, al pianoforte Sabrina Reale, immagini di repertorio e montaggio video a cura di Roberto
Guglielmi.
In questi ultimi mesi, Viva l’Italia!, ha fatto tappa nelle principali piazze italiane da Messina al
Salone del Libro di Torino, all’Auditorium di Roma, alla Sala del Cinquecento a Firenze, Genova,
Milano, per citarne alcune, registrando ovunque il tutto esaurito.
L'Italia è molto più antica di 150 anni; è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero
della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi spesso dimenticati. Aldo
Cazzullo ne racconta la storia. Prefigura la nascita di un «partito della nazione» e avanza un'ipotesi:
che in fondo gli italiani siano intimamente legati all'Italia più di quanto loro stessi pensino.
"Talora parliamo dell'Italia come se non fosse una cosa seria. E ci pare impossibile che siano
esistiti uomini e donne per cui l'Italia era un ideale che valeva la vita, e per cui "Viva l'Italia!"
furono le ultime parole." Aldo Cazzullo.


Chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi Garibaldi, che conquistò un regno ma con sé a Caprera non
portò i quadri di Caravaggio e l’oro dei Borboni, bensì un sacco di fave e uno scatolone di merluzzo
secco. Cosa direbbero i volontari della Grande Guerra, che scrivevano alle madri: «Forse tu non
potrai capire come non essendo io costretto sia andato a morire sui campi di battaglia, ma credilo mi
riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, per la mia Patria.
Addio mia mamma amata, addio mia sorella cara, addio padre mio. Se muoio, muoio coi vostri
nomi amatissimi sulle labbra, davanti al nostro Carso selvaggio». Cosa direbbe il generale Perotti,
capo del Cln piemontese,condannato a morte dal tribunale di Salò, che ai suoi uomini ansiosi di
discolparlo e addossarsi ogni responsabilità grida: «Signori ufficiali,in piedi: viva l’Italia!»?
«Viva l’Italia!» oggi è un grido scherzoso. Ma per molti italiani del Risorgimento e della Resistenza
furono le ultime parole. La Resistenza non è di moda. È considerata una «cosa di sinistra». Si
dimentica il sangue dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che volle morire con i parrocchiani
dicendo «vi accompagno io davanti al Signore», e dei militari comeil colonnello Montezemolo, cui i
nazifascisti cavarono i denti e le unghie, non i nomi dei compagni. Si dimentica che i partigiani non
furono tutti sanguinari vendicatori ma anzi vennero braccati, torturati, impiccati ed esposti per
terrorizzare i civili; e che i «vinti», i«ragazzi di Salò», per venti mesi ebbero il coltello dalla parte
del manico, e lo usarono. Neppure il Risorgimento è di moda. Lo si considera una «cosa da liberali».
Si dimentica che nel 1848 insorse l’Italia intera. Oggi è l’ora della Lega e dei neoborbonici. L’Italia
la si vorrebbe divisa o ridotta a Belpaese: non una nazione, ma un posto in cui non si vive poi così
male. Invece l’Italia è una cosa seria. È molto più antica di 150 anni; è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi
spesso dimenticati. Aldo Cazzullo ne racconta la storia. Respinge l’idea leghista e la retorica del
Belpaese.


Prefigura la nascita di un «partito della nazione». E avanza un’ipotesi: che in fondo gli italiani siano
intimamente legati all’Italia più di quanto loro stessi pensino


BIOGRAFIA
Aldo Cazzullo nasce ad Alba nel 1966, dopo quindici anni alla «Stampa», dal 2003 è inviato del
«Corriere della Sera». Oltre alle vicende italiane, ha seguito le elezioni di Bush, Obama, Erdogan,
Zapatero e Sarkozy, le Olimpiadi di Atene e Pechino e i Mondiali di calcio in Giappone e Germania.
Da Mondadori ha pubblicato: I ragazzi di via Po (1997), I ragazzi che volevano fare la rivoluzione
(1998), Il caso Sofri (2004), Testamento di un anticomunista (2000, con Edgardo Sogno), Il mistero
di Torino (2004, con Vittorio Messori), I grandi vecchi (2006, premio Estense 2006), Outlet Italia
(2007) e L’Italia de noantri (2009).


“Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni
Sono un frutto
d’innumerevoli contrasti d’innesti
maturato in una serra
Ma il tuo popolo è portato
dalla stessa terra
che mi porta
Italia
E in questa uniforme
di tuo soldato
mi riposo
come fosse la culla
di mio padre”.


Giuseppe Ungaretti

Inserita il 25 - 10 - 11
Cristina Poggi
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