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Festival "Le salon romantique" a Venezia dal 4 al 28 febbraio
Festival

Già dedicato sin dalla sua creazione avvenuta sotto il regno di Luigi XIV alle sole arti figurative, a partire dal 1803 il prestigioso «Prix de Rome» si aprì infine anche alla musica. Da allora e sino al 1968 - anno di cambiamento dell'assegnazione delle borse di studio da parte delle istituzioni francesi -  non solo le nuove leve della pittura, della scultura e dell'architettura, ma anche i più promettenti tra i giovani musicisti ebbero la possibilità, una volta dichiarati vincitori, di soggiornare due anni a Roma. Nella sede di Villa Medici, poterono così perfezionare gli insegnamenti ricevuti in conservatorio a contatto con l'arte italiana, considerata - a torto o a ragione - superiore a quella di qualunque altra nazione. La selezione era proverbialmente durissima, e si svolgeva in due fasi distinte. La prima consisteva nella stesura di complicati esercizi di contrappunto e di un coro con orchestra; superata questa fase, i severi giudici dell'Académie des Beaux-Arts sottoponevano i cinque-sei finalisti prescelti ad una defatigante prova a porte chiuse della durata di trenta giorni  - durante i quali venivano ospitati nei locali dell'Académie stessa - consistente sino al 1838 nella stesura di una cantata ad una voce, e dal'anno seguente di una a tre voci; e ciò sempre sulla base dei versi di una scena drammatica originale, di soggetto tragico, mitologico, storico o biblico che fosse. Il modello di riferimento  era quello della gloriosa cantata barocca: struttura che permetteva, pur nel breve arco di venti-trenta minuti di musica, di creare uno sviluppo musicale  e drammatico di ragguardevole spessore. Ripercorrere la storia del «Prix de Rome» significa rivivere oltre 150 anni di vita musicale francese, dal momento che transitarono per quella competizione praticamente tutti i migliori musicisti di Oltr'Alpe. Sulla scia di un Berlioz vincitore nel 1830, per esempio, ebbero la possibilità di soggiornare a Roma artisti come Gounod, Bizet, Massenet, Debussy, Dutilleux. Non tutti furono così fortunati: basti pensare che Saint-Saëns vi partecipò due volte senza mai riuscir vincitore, e che Ravel nel 1901 e Nadia Boulanger nel 1907 ottennero solo un 'deuxième second prix' - in pratica, una sorta di terzo premio.
Rimaste relegate negli archivi dell'Académie - salvo rari recuperi - le prove musicali del «Prix de Rome» sono divenute in questi ultimi anni oggetto di un piano di studio e di ricerca da parte della Fondazione Bru-Zane di Venezia, che recentemente ha anche presentato tramite l'editore francese Symetrie un corposo volume di 900 pagine a cura di Julia Lu e Alexandre Dratwicki, tutto dedicato a tale competizione. Inoltre, già tre belle pubblicazioni - consistenti in un libro con annesso CD - sono state sinora realizzate dalla Fondazione tramite l'editore Glossa, dedicate ai saggi musicali di Claude Debussy, Gustave Charpentier e Camille Saint-Saëns, promettendo l'uscita di ulteriori capitoli.
Anche l'apertura del festival invernale "Le salon romantique" organizzato dalla Fondazione italo-francese, coincidente con i festeggiamenti carnevaleschi della splendida città lagunare, è stato dedicato alla prima esecuzione moderna di tre inedite cantate del «Prix de Rome» presentate nella sontuosa Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Apriva la serata la drammatica 'Judith' su libretto di Paul Alexandre, con la quale  Paul Hillemacher (futuro componente col fratello Lucien di un affermato binomio di autori operistici) si affermò nel 1876; seguiva quindi la convenzionale e un po' frigida 'Frédégonde' dell'iper romantico Max d'Ollone, dotato allievo di Massenet, composta su libretto di Charles Morel e vincitrice del Prix nel 1897. Nella seconda parte del concerto era la volta della cantata 'Médée' su versi di Albert Grimault, composizione assai interessante nell'articolazione, nell'invenzione musicale e per la notevole valenza drammatica con cui Georges Hüe - autore che poi rivolse il suo interesse ai più vari linguaggi musicali - affrontò il mito di Medea e Giasone; fu grazie ad essa, che Hüe ottenne l'ambito soggiorno romano nel 1879.
Avendo adottato la versione pianistica dell'accompagnamento - fornito qui dal tocco sapiente e sensibile di Stéphane Jamin - l'attenzione dell'ascoltatore si spostava maggiormente sugli esecutori vocali, un formidabile quintetto formato dal soprano Katia Valletaz (Judith, Galeswinthe in 'Frèdègonde' e Créüze nella 'Médée'), dai mezzosoprano Jennipher Borghi (Médée) e Marie Kalinine (Zillah in'Judith' e Frédégonde), dal tenore Philippe Do (il re Chilpéric in 'Frédégonde'), dal baritono Alain Bouet (Oloferne in 'Judith' e Jason in 'Médée'). Festeggiati da un pubblico numeroso, ma non quanto sarebbe stato lecito aspettarsi per l'interesse della serata (ma fuori infuriava ahimé un gelo tremendo), tutti gli interpreti si sono prodotti insieme poi in gradevole bis, consistente nel travolgente quintetto del secondo atto della 'Carmen' di Bizet.
Il Festival "Le salon romantique" prosegue sino al 28 febbraio presso il Palazzetto Bru-Zane,con altri stimolanti concerti da camera dedicati alla musica francese del secolo XIX°, il cui calendario completo può essere consultato sul sito www.bru-zane.com.

Inserita il 07 - 02 - 12
Gilberto Mion
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