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Per non morire di mafia al Teatro Cuminetti di Trento, con Sebastiano Lo Monaco
Per non morire di mafia al Teatro Cuminetti di Trento, con Sebastiano Lo Monaco

Anche il teatro può aiutare a non morire di mafia.

La battaglia per la legalità condotta da Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia,  la si può diffondere anche a teatro.  Al Teatro Cuminetti di Trento va in scena da lunedì 5 a venerdì 9 dicembre 2011, (alle 20.30) il monologo, interpretato da Sebastiano Lo Monaco, “Per non morire di mafia”, spettacolo della “Grande Stagione” del Centro Santa Chiara. La versione scenica del libro di Pietro Grasso è stata realizzata da Nicola Fano,  Margherita Rubino ha curato l'adattamento drammaturgico e Alessio Pizzech firma la regia. Dario Arcidiacono ha composto le musiche originali.
C'è ancora la Sicilia nel teatro di Sebastiano Lo Monaco. Conosciuto e apprezzato per le sue interpretazioni pirandelliane (Il berretto a sonagli, Enrico IV, Non si sa come), l'attore siracusano presenta stavolta il volto più cupo e drammatico della sua terra: quello dei morti ammazzati, dell'illegalità diffusa, dell'omertà. L'adattamento teatrale dell'omonimo libro del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, è diventato un monologo vibrante di un uomo “contro”. Un resoconto in prima persona della testimonianza umana e professionale, delle riflessioni e degli interrogativi del magistrato che ha saputo mettere la propria vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro possibile.
Scrive Pietro Grasso: «Finché la mafia esiste bisogna parlarne, discuterne, reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. I silenzi di oggi siamo destinati a pagarli duramente domani, con una mafia sempre più forte, con cittadini sempre meno liberi.» Partendo da questi presupposti che l’uomo di teatro e il magistrato hanno condiviso la stessa necessità: restituire un’esperienza rendendola simbolica, elaborando un evento che si colloca nel rito collettivo dell’incontro tra il teatro e la società civile, dando vita ad un vero e proprio progetto/spettacolo contro il silenzio: per far parlare, discutere, reagisce.
Alessio Pizzech nelle note di regia spiega l'intenzione «di un ritratto, un’indagine emotiva, una discesa nel cuore vibrante del lucido pensiero di un uomo che ha dedicato e sta dedicando la sua vita alla lotta contro il crimine per il trionfo della legalità. … Il protagonista/attore narra i tempi moderni come l’aedo cantava la guerra di Troia e ci invita alla speranza, al valore supremo e antico del rispetto della legge dello Stato, ma guidato da una più profonda legge morale. Un uomo/attore che dialoga con se stesso e con il pubblico. … La grande storia si intreccia alla storia del singolo fatta di paure, di scelte familiari, di piccoli atti di coraggio e determinando l’emergere, nel fluire della coscienza del personaggio di parole chiave che in modo inequivocabile dimostrano l’attualità della parola di Grasso. … Il grido del personaggio è rivolto alle coscienze : su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l’assunzione di una speranza possibile che possa dare corpo ad un’utopia per le nuove generazioni. Un monologo quindi che riconduce il teatro alla sua funzione civile ed evocativa. Un teatro capace di disegnare gli uomini, di delineare esperienze di vita che possano divenire modelli.»

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Inserita il 05 - 12 - 11
Roberto Rinaldi
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