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FIdelio inaugura la stagione d'opera del Regio di Torino

Con la nuova produzione di Fidelio di Ludwig van Beethoven, in scena da venerdì 9 dicembre alle ore 20, inizia la stagione d’opera del teatro Regio.
Dirige l’orchestra e il coro del Regio Gianandrea Noseda, che prosegue idealmente il viaggio nell’universo compositivo di Beethoven iniziato con il clamoroso successo delle nove Sinfonie eseguite tra settembre e ottobre. Il nuovo allestimento è firmato dal regista Mario Martone, autore di film come Morte di un matematico napoletano, L’amore molesto e del recentissimo Noi credevamo, che debutta al Regio con Fidelio. Le scene dello spettacolo, realizzato in coproduzione con l’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, sono di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak e le luci di Cesare Accetta.

Lealtà, coraggio, onore, speranza. Un dramma personale – la prigionia ingiusta che miracolosamente nel finale trova soluzione – che si trasforma in appassionata esaltazione della libertà contro tutte le “catene” imposte all’umanità.  L’arte si addentra, come mai prima di Beethoven, nel cuore delle passioni, degli entusiasmi, degli ideali del suo tempo e partecipa direttamente – come sottolinea Massimo Mila – al moto delle idee, al travaglio spirituale, allo stesso divenire politico di un’età. Il Regio non a caso sceglie Fidelio, con il suo inno alla libertà, per chiudere idealmente le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Andato in scena per la prima volta con il titolo di Fidelio o l’amor coniugale nel 1805 al Theater and der Wien con libretto di Joseph Ferdinand Sonnleithner, non ebbe il successo sperato tanto che Beethoven tornò sulla partitura, la ridusse a due atti e la ripresentò quattro mesi dopo nello stesso teatro con il titolo Leonore o il trionfo dell’amor coniugale ma, causa dissensi con il direttore del teatro, la ritirò quasi subito dalla scena. È nel maggio 1814 che l’opera, l’unica scritta da Beethoven, prende le sue sembianze definitive (con un libretto rivisto da Georg Friedrich Treitschke) riscuotendo un successo grandioso. «Il fallimento iniziale – sottolinea Noseda – lo obbligò a rivedere profondamente tutto il materiale, regalandoci un capolavoro equilibrato ed efficace qual è la versione del 1814», ed è su questa che Martone e Noseda hanno lavorato. Spiega il regista: «Fidelio è, sotto il profilo teatrale, un prodotto sfuggente. L’idea originale quasi si perde nel labirinto delle diverse edizioni, costringendo a meditare su cosa si debba conservare e cosa, invece, si possa effettivamente trascurare […], un’opera che resta un work in progress aperto a varie interpretazioni». Aggiunge il Maestro Noseda: «Martone rende in modo magistrale la caratteristica principale dell’opera: la compresenza di due livelli di esistenza ben distinti che però si spiegano e si rafforzano l’un con l’altro. Da un lato la vita quotidiana, piccolo borghese, di Marzelline, Jaquino, Rocco; dall’altro la vita eroica, di Florestan, Leonore e Pizarro […]. In fondo nel Fidelio l’eroismo nasce dal rapporto coniugale, da una dimensione domestica. È come se si dicesse che per cambiare la storia bisogna vivere la vita normale».

Fidelio è in scena a Torino dal 9 al 18 dicembre. Maggiori informazioni e dettagli sul cast nel sito del teatro Regio.

Inserita il 21 - 11 - 11
Francesco Rapaccioni
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