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L'Accademia dei Filodrammatici: un gioiello della cultura milanese
L Accademia dei Filodrammatici: un gioiello della cultura milanese

Siamo nel centro di Milano, in quell’intrico di vie che alle spalle del Teatro alla Scala si inoltra nel cuore storico della città.
Ho appuntamento con Rossella Tansini, grande appassionata di teatro, che mi ha promesso di farmi conoscere l’Accademia dei  Filodrammatici, una istituzione storica della vita culturale milanese, una di quelle realizzazioni che ne hanno caratterizzato nei  secoli la vita civile, improntata a un grande senso di responsabilità collettiva e di impegno civico.
Oltre a Rossella mi  guidano nella visita di questa specialissima scuola di teatro Antonia Chiodi, la sua direttrice, e Alberica Archinto, che la affianca in questo impegno appassionante.

L’accademia nasce in epoca napoleonica, nel 1796, da un gruppo di appassionati di teatro, che da lì a poco assumerà il nome di Teatro Patriottico che conserverà fino al 1805, quando verrà inaugurato il nome attuale di Accademia dei Filodrammatici. E’ in quello stesso anno  che vengono istituiti ufficialmente i corsi di formazione per giovani attori, che acquisiranno sempre più importanza fino a riservarsi un apposito spazio, distinto dalle esigenze di rappresentazione teatrale, e saranno istituzionalizzati in una vera e propria scuola, che opererà negli stessi spazi, quelli dove sorgeva l’ex chiesa dei SS. Cosma e Damiano, dell’odierna Accademia.
Testimonianza dell’interesse delle élites colte dell’epoca  per  il lavoro dell’Accademia fin dal  suo nascere, è una lettera datata 1798 di Ugo Foscolo, indirizzata “Alla società del teatro patriottico” come si chiamava all’epoca, che respirando il vento di novità portato dai francesi, poneva ai lati del foglio, come dichiarazione di fede rivoluzionaria, i motti  “libertà” e “uguaglianza”.

La lunga storia dell’Accademia si respira in questi ambienti, dove antico e moderno si mescolano e si uniscono per offrire il meglio della tradizione e delle più attuali indicazioni pedagogiche agli allievi, che ne usciranno con una preparazione ai più alti livelli italiani ed europei.
Ne è un esempio la bella e raccolta biblioteca, ricca di 10.000 volumi continuamente aggiornati, tra i quali si trovano preziosi testi rari, molte prime edizioni, libri altrove introvabili e richiesti in consultazione anche da studiosi stranieri. Tutti catalogati (come pure molti articoli di riviste specializzate) ed inseriti nel catalogo telematico del Sistema Bibliotecario Nazionale, qualificando la biblioteca come un punto di riferimento irrinunciabile per gli studiosi di teatro e della sua storia.
L’interesse di questa raccolta, però, trascende l’ambito teatrale. Attraverso la storia del teatro milanese  e quella dell’Accademia si può infatti ripercorrere la storia dell’intera città e delle sue passioni  civili.
Un archivio che è anche fonte di sorprese. L’ultima “scoperta” è stata quella di un testo, di cui negli ultimi  anni non si avevano più tracce, che reca a margine appunti  autografi di Eleonora Duse, che evidentemente l’aveva preso in prestito per preparare  una parte.

Visitiamo la palestra, dove è allestito un piccolo palco per le prove e la sala di canto e il discorso va ai fortunati studenti dell’Accademia. Fortunati perché la loro ammissione non significa solo la  possibilità di studiare a  titolo assolutamente gratuito, venendo seguiti da insegnanti che in un biennio di studio intensivo (quasi 8 ore al giorno per cinque, a volte sei giorni la settimana, con un solo mese, o poco più,  di vacanza all’anno)  li porteranno a livelli tali da potersi confrontare con gli attori usciti dalle più prestigiose scuole europee. Esseri ammessi all’Accademia (non più di 12-14 giovani per ogni corso e non più di un corso ogni due anni) significa poterne usufruire gli spazi e le risorse, poter fare  affidamento sui consigli degli insegnanti anche da diplomati e sempre gratuitamente. Lo spirito che contraddistingue il Filodrammatici è proprio questa estrema generosità e disponibilità nei confronti dei “suoi” allievi, che non smetteranno mai di farne parte, di essere i “suoi ragazzi”, che ricambiano rimanendo, come dice sorridendo con legittimo orgoglio Antonia Chiodi: “molto affezionati all’Accademia, il che significa la bontà del lavoro fatto. E poi c’è la verifica quando si confrontano in Italia e anche all’estero e si rendono conto del livello cui sono stati portati”.
Per loro ci saranno sempre le risorse, durante il loro percorso educativo,  per farli andare a teatro perché Alberica  Archinto crede che: “chi voglia intraprendere la carriera dell’attore debba conoscere il teatro. Quando i ragazzi mi dicono che vogliono fare l’attore,  gli rispondo che la prima cosa da fare è andare a teatro, poi se ne riparlerà.”

Se agli studenti si richiede un impegno serio e costante, un lavoro molto intenso (e molto personalizzato dato il loro numero ristretto), il fatto di essere entrati a far parte della famiglia dei Filodrammatici  offre indubbi vantaggi, come l’essere accompagnati nei primi passi verso uno sbocco di lavoro. Anzi, più che accompagnarli, l’impegno della scuola è quello di offrire loro addirittura delle occasioni di lavoro subito dopo, a volte addirittura prima, del diploma, grazie a iniziative studiate dal piccolissimo e attivissimo gruppo delle appassionate  coordinatrici (oltre alle mie due “cicerone” ne fa parte anche Danella Gianotti).          
Un’altra caratteristica del gruppo dirigente dei Filodrammatici, infatti, è la dinamicità e l’inventiva con le quali si cercano dialogo e confronto con le altre scuole europee, attraverso  contatti diretti, partecipazione a incontri  collettivi con insegnanti e allievi, ai quali viene pagato il soggiorno affinché possano confrontarsi e trarre stimoli da modalità di insegnamento diverse dalle proprie.  L’Accademia è stata fra i  soci fondatori dell’Ecole des écoles (la Scuola delle scuole) , una associazione di scuole di teatro europee nata nel 2006 come ambito di progettazione comune per la formazione di  artisti e tecnici del  teatro, per dare  possibilità di aggiornamento agli insegnanti  e per favorire la conoscenza delle reciproche drammaturgie nazionali.

Ad ex allievi è affidata la gestione del Teatro Filodrammatici (letteralmente risorto nel 1976 dalle ceneri dell’incendio provocato dalle bombe durante la Seconda Guerra Mondiale), di proprietà dell’Accademia ma dato in comodato  gratuito e, da quest’anno,  con la consulenza di un’esperta in organizzazione, pagata dall’Accademia, affinché chi si occupa della stagione teatrale sia libero di concentrare il proprio lavoro sulla programmazione artistica.  Lo scambio tra l’Accademia e il Teatro si concretizza anche con l’incontro  con gli studenti degli autori e dei registi dei lavori rappresentati.  Uno dei risultati di questi incontri sarà  la partecipazione il prossimo settembre di tutti gli allievi alla stagione del teatro Out Off con Lorenzo Loris. Il regista era stato invitato a tenere un seminario in Accademia, dal quale  è poi nata l’idea della prossima collaborazione, un reale inizio lavorativo, con regolare contratto per i giovani attori.

Molte altre sono le iniziative e le facilitazioni per i giovani, troppe da ricordare in un unico articolo. Accenniamo solo alle Borse di Lavoro per gli ex allievi, quest’anno alla sesta edizione, per aiutare i primi passi di gruppi teatrali formati prevalentemente, ma non solo,  da giovani provenienti dall’Accademia,  e poi  i seminari  di drammaturgia contemporanea per  diplomati,  anche di altre scuole non solo milanesi, per far conoscere le drammaturgie europee ed extra europee, con la partecipazione degli autori delle pièces che, dopo avere assistito alla mise en espace del proprio lavoro,  dialogano con il pubblico ed i partecipanti ai seminari.
Da un paio d’anni l’attenzione didattica si è aperta anche alla recitazione a microfono, istituendo corsi, sempre gratuiti com’è tradizione di questa  specialissima scuola di teatro, in collaborazione con Radio 3 e Radio 24.

Un tesoro di tradizioni, esperienze, sperimentazioni ed attenzione alle nuove esigenze di un teatro che sappia interpretare la realtà attuale senza perdere il meglio della sua secolare tradizione.
La caratteristica più vera di questa preziosa esperienza culturale milanese rimane però la grande generosità, l’impegno civile, l’umanità che i soci, in particolare il piccolo, intelligente e vulcanico gruppo di coordinatrici (un eccezionale gruppo tutto al femminile) esprimono nei confronti dei “loro” ragazzi, ai quali guardano con sollecitudine, orgoglioso affetto ma anche con molto senso pratico. La finalità di ogni loro progetto, infatti, è mirata al miglioramento professionale e, appena sia possibile, al concreto inserimento lavorativo degli allievi, molto spesso  ingaggiati dai registi con i quali entrano in contatto, ancora prima di terminare il ciclo di studi.
Questo incredibile aspetto umano e l’attenzione per il futuro dei giovani costruiscono un rapporto a tutto tondo che va ben oltre la formazione tecnica, comunque ad altissimo livello. Non si può discorrere con le coordinatrici senza rimanere colpiti dalla loro passione, dalla vivacità con la quale progettano iniziative future, cercano nuovi stimoli, affrontando sempre  nuove sfide.

A breve dovrebbe realizzarsi un altro progetto:  una pubblicazione sulla storia dell’Accademia dei Filodrammatici. Una storia particolare, che non si limiterà ad illustrare date, eventi, nomi  illustri di soci.
Dopo una ricerca durata quasi un anno sul teatro patriottico, Paola Bigatto, attrice e ricercatrice, insegnante alla scuola del Piccolo Teatro e grande appassionata di storia del teatro, ha iniziato a lavorare sul materiale raccolto, dapprima allestendo uno spettacolo  con gli studenti, poi iniziando la stesura di un libro insieme a Renata Molinari, una delle più importanti teoriche del teatro.  Il filo conduttore del loro lavoro, che speriamo di poter leggere molto presto, è la figura dell’attore civile, non a caso scelto anche come titolo provvisorio dell’opera. Un tipo di attore che nasce in Europa all’epoca della rivoluzione francese: non un semplice mestierante ma colui che, avvalendosi del teatro, divulga le idee libertarie portate dalla rivoluzione.

Il nostro incontro  volge al termine, ma prima di lasciarci mi aspetta un’altra sorpresa: lo straordinario libro dei soci, che viene aperto in una stanza che conserva gli antichi armadi da sagrestia dell’ex chiesa dei SS. Cosma e Damiano.  Enorme, conserva,  evidenziando in rosso i nomi più illustri, la testimonianza dell’affezione della buona società milanese per questa istituzione. Partendo dalle prime pagine, che recano date alla fine del Secolo dei Lumi, scorrono per tutto l’Ottocento e il Novecento i nomi delle famiglie patrizie della  città, cui si aggiungono  letterati famosi come Vincenzo Monti, Parini, Manzoni, D’Annunzio;  eroi risorgimentali da Garibaldi a Vittorio Emanuele II;  attori, tra i quali Eleonora Duse. Ma anche Lella Costa, Mariangela Melato, Lucilla Morlacchi, e tanti altri protagonisti del nostro teatro contemporaneo.

Lascio questo luogo di passione e dedizione al teatro accompagnata dal gentile signore che funge da segretario e memoria storica dell’Accademia e che alla fine della visita mi accompagna in strada, sotto un cielo grigio ancora zuppo di pioggia, per invitarmi con garbo a guardare, naso all’aria, l’abside, l’unico resto della chiesa che un tempo sorgeva dove ora i futuri attori si preparano a calcare le scene, contribuendo a consolidare, non solo  in Italia, la fama dell’Accademia  dei Filodrammatici .

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Inserita il 09 - 06 - 11
Mariella Moresco
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