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Il sociale di Busto Arsizio compie 120 anni
Il sociale di Busto Arsizio compie 120 anni

Martedì 27 settembre, alle ore 21.00, il teatro Sociale di Busto Arsizio festeggia i centoventi anni dall’inaugurazione con una serata-evento promossa dall’associazione culturale «Educarte», con il patrocinio e il contributo economico del Comune di Busto Arsizio e della Fondazione comunitaria del Varesotto onlus.

Due i momenti di spettacolo previsti: una rievocazione storica in costume, per la regia e l’ideazione scenica di Delia Cajelli, e il concerto «La tradizione italiana in musica», con Angelo Pinciroli, prima tromba e tromba solista dell’orchestra della Fondazione Arena di Verona, accompagnato al pianoforte da Alessandro Orlando. Ospiti della serata: la soprano Barbara Bettari, Ilenia Montagnoli e Tommaso Renda, primi ballerini aggiunti del corpo di ballo della Fondazione «Arena di Verona».

Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi martedì 20 settembre 2011, erano presenti: Delia Cajelli, direttore artistico della sala bustese, l’avvocato Mario Crespi, assessore alla Cultura del Comune di Busto Arsizio, Carlo Massironi, vice-segretario generale, responsabile fund raising, marketing e comunicazione della Fondazione comunitaria del Varesotto onlus, Alessandro Orlando, in rappresentanza di Angelo Pinciroli e degli artisti in scena martedì 27 settembre 2011, e Giuseppe Lippolis, direttore del «Moom» Hotel Motel di Olgiate Olona…

E' una domenica di inizio autunno, il 27 settembre 1891, quando il sipario del teatro Sociale di Busto Arsizio si alza per la sua prima volta. Sul palco salgono la soprano Bianca Montesini, il baritono Sante Athos, il basso Antonio Nicolini e il mezzosoprano Elvira Ercoli, sotto la direzione del maestro Giulio Buzenac.

Nella platea e tra i palchetti, ormai ricordo di un antico passato, si diffondono le note del melodramma «La forza del destino», su musica di Giuseppe Verdi e con libretto di Francesco Maria Piave. Dal «sogno» di Giovanni Candiani al progetto di Achille Sfondrini, le origini del Sociale Prende così forma il sogno dell’ideatore della famosa «tela Olona», il cavaliere Giovanni Candiani: quello di regalare alla sua città natale «un’opera che elevi lo spirito e la cultura».

Un sogno, questo, reso realtà dalla figlia, la contessa Carolina Candiani in Durini, e dal genero, il conte Giulio Durini, ma anche da una ventina di lungimiranti possidenti, commercianti e industriali di Busto Arsizio, che, in data 20 agosto 1890, si riuniscono, alla presenza del notaio Carlo Prina, per firmare l’atto costitutivo della «Società anonima per azioni per la costruzione, allestimento ed esercizio di un teatro sociale in Busto Arsizio». Candiani, Crespi, Gambero, Introini, Marinoni, Milani, Pozzi, Provasoli e Tosi sono i cognomi che appaiono vergati su questo documento.

Il progetto della sala, che viene edificata nell’allora piazza Nuova (l’attuale piazza Plebiscito), sui terreni denominati «La Mella» (a poca distanza dall’appena inaugurata stazione ferroviaria della linea Novara- Seregno), è affidato all’architetto e ingegnere milanese Achille Sfondrini, già autore del «Carcano» di Milano (1872), del «Flavio Vespasiano» di Rieti (1883) e del «Costanzi» di Roma (1880). Una figura, questa, certamente interessante per lo studio dell’evoluzione della tipologia teatrale del secondo Ottocento, con la dozzina di teatri costruiti e riqualificati tra il 1870 e il 1898.

Oggi, del disegno originario del Sociale di Busto Arsizio rimane ben poco a causa dei numerosi restauri che si sono succeduti, tra i quali meritano di essere ricordati quello del 1935, a firma di Ignazio Gardella e Antonio Ferrario, e quello del 1955, realizzato da Mario Cavallè.

Il primo rimane nella storia dell’architettura, meritandosi addirittura una segnalazione di Edoardo Persico sulla rivista con il patrocinio e il contributo economico di internazionale «Casabella» (una vera e propria Bibbia per gli specialisti del settore); il secondo trasforma la sala teatrale in un cinema, costruendo una balconata al posto dei palchetti, inserendo una cabina di proiezione nell’antico salone delle feste e ricoprendo la volta affrescata per migliorare l’acustica della sala. E’ questo l’episodio che, per molti, segna la fine della gloriosa storia del teatro Sociale di Busto Arsizio.

Una storia, questa, che vide salire sul palco cantanti del calibro della soprano Emma Carelli e del baritono Carlo Tagliabue, ma anche attori come Ermete Novelli, Ernesto Calindri, Paola Borboni, Anna Magnani e Renato Rascel, solo per fare qualche nome.

Inserita il 21 - 09 - 11
La Redazione
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