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IL TEATRO VALLE OCCUPATO
IL TEATRO VALLE OCCUPATO
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Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo autorganizzati che in questi mesi si sono mobilitati per contrastare i ripetuti attacchi subiti dal mondo dell’arte e del sapere, hanno occupato il Teatro Valle che, a seguito della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano cui sino ad ora è stata affidata la gestione, rischia la chiusura.
A partire da ieri pomeriggio alle 16 si sono alternati presso il Teatro Valle assemblee aperte sulla situazione critica del mondo della cultura italiana e le possibili forme di agire condiviso. Ogni sera cantanti, attori e musicisti si esibiranno gratuitamente invitando tutti a partecipare attivamente al dibattito sul futuro del Teatro Valle.

Gli occupanti hanno inoltre lanciato un appello a tutti i cittadini, agli artisti e a tutti singoli lavoratori per un impegno comune sul futuro del Valle e dell’arte in Italia.
Appello che è già stato firmato da molti dei protagonisti della scena indipendente e da nomi illustri del cinema, del teatro e della cultura.

Il programma è partito da ieri pomeriggio alle ore 16 con un’assemblea dal titolo “Cronaca di una morte annunciata: dal Valle a Cinecittà, la gestione dei beni e delle risorse culturali in Italia”. Dalle 21:  BANDA MALANCIA: musica dal vivo. TEATRINO CLANDESTINO: Come più che dove di Fiorenza Menni e Laura Pizzirani con Laura Pizzirani all'interno del progetto "Civile". FABRIZIO GIFUNI: estratto dallo spettacolo "L'ingegner Gadda va alla guerra". VALENTINA CHICO ha letto Sylvia Plath. PIETRO SERMONTI: Il mio nome è Bondi, James Bondi. RAFFAELLA AZIM: lettura. DANILO NIGRELLI ha letto "Questa è l'acqua" di D. F. Wallace. LUCILLA GALEAZZI e NORA TIGGES: Canti della terra.

Oggi, 15 giugno, hanno già confermato la loro presenza, sempre a partire dalle ore 20, ANDREA CAMILLERI, ELIO GERMANO, THEO TEARDO e ANDREA RIVERA. 

Il 16 giugno vedrà la partecipazione di FRANCA VALERI, GIOVANNA MARINI e SABINA GUZZANTI.

I lavoratori e le lavoratrici nell’atto di occupare hanno letto il seguente comunicato: Siamo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori, stabili, precari e intermittenti che da mesi portano avanti una lotta contro i tagli e per i nostri diritti in modo diretto ed autorganizzato.

In questi anni, di fronte all'arroganza delle politiche governative, le reazioni della categoria, dei sindacati e delle associazioni di settore sono state deboli e inefficaci.
"Com'è triste la prudenza" recita Rafael Spregelburd. Triste e in molti casi complice: le istituzioni che fanno prevalere logiche di profitto, scambi di poltrone, ingerenze partitiche e clientelari hanno ormai perso ogni legittimità come interlocutori.

Noi non vogliamo più essere complici. È con questo spirito che ci siamo mossi e che oggi occupiamo il Valle lanciando un appello a tutto il mondo della cultura e ai cittadini per sostenere questa battaglia: occupiamo il Valle per occuparci di ciò che è nostro.

Nel silenzio e nell’indifferenza questo storico Teatro rischia di chiudere. L'assessore alla cultura del Comune di Roma ha dichiarato che si impegnerà per la tutela del Valle e della sua identità. Queste rassicurazioni non bastano. Chiediamo trasparenza e chiarezza. Chiediamo che gli artisti e i professionisti del settore vengano coinvolti a livello progettuale e decisionale sul destino di uno dei Teatri più importanti d’Italia attraverso la creazione di una commissione competente.

Il Teatro Valle non è solo uno spazio prezioso da salvare ma un simbolo dello stato dell'arte in Italia. L’ultima finanziaria ha soppresso l’Ente Teatrale Italiano, mettendo a rischio le funzioni cui era preposto: promuovere e diffondere il teatro contemporaneo, sostenere la nuova drammaturgia e le nuove generazioni, incrementare scambi internazionali e la formazione.
Non siamo qui per difendere l'esistente, sia esso l'ETI o il sistema di finanziamento pubblico attuale, ma non rinunciamo al principio che il libero accesso alla cultura, ai saperi e alla creatività in tutte le sue forme, la libera circolazione di idee e individui, il potenziamento del pensiero critico siano un diritto imprescindibile di ogni cittadino e non un privilegio.
La demolizione sistematica delle risorse e dei beni pubblici è il cuore della politica culturale di un governo che azzera le buone pratiche esistenti, attacca gli spazi e le produzioni indipendenti, non svolge il proprio ruolo di tutela del patrimonio artistico, dismette e privatizza teatri, musei e luoghi di importanza storica. Una politica che ignora la questione dei diritti e del reddito per i lavoratori precari/intermittenti e mortifica competenze e talenti della nostra generazione.

Nell’anno zero della cultura siamo qui per denunciare lo stato di emergenza del nostro paese e la precarizzazione delle nostre condizioni di lavoro e di vita. È tempo che noi artisti, operatori e professionisti del settore ci assumiamo la responsabilità di decidere delle nostre vite, del nostro lavoro e dei nostri spazi. Dal basso e in prima persona. Per riprenderci ciò che è nostro, attraverso azioni e pratiche condivise.

Invitiamo il mondo della cultura e dello spettacolo e tutta la cittadinanza a prendere posizione e a confrontarsi con noi su una visione più ampia, oltre la difesa del proprio e dell'esistente e a farlo dentro il Teatro Valle occupato e in assemblea permanente. A difendere la possibilità di FARE cultura, e farlo al grado più alto delle nostre potenzialità.

Inserita il 15 - 06 - 11
Maria Cuono
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