L'incantevole storia d'amore narrata da Apuleio e tradotta da Matteo Maria Boiardo diventerà pièce teatrale carica delle inquietudini odierne interpretate da Terry Paternoster e presentata nella Capitale da Oberdan Mancini il 19 settembre prossimo al Teatro Greco.
Lo spettacolo nasce dall'entusiasmo di un gruppo di professionisti appassionati, con notevoli esperienze alle spalle che hanno unito le loro capacità per dar vita ad un progetto di qualità. Il progetto parte da un' idea di Oberdan Mancini col sostegno dell'Associazione culturale "Le Vignacce" e con la direzione organizzativa di Pierfrancesco Pisani, senza finanziamenti, senza utilizzo di soldi pubblici, con un budget di spesa di appena duemila euro; Questi artisti sono riusciti a compensare la pochezza del budget, moltiplicando l' impegno, lavorando senza sosta per colmare il gap economico.
E' così il 19 settembre alle ore 21,00 presso il Teatro Greco di Roma, debutterà "Amore e Psiche", una contaminazione tra danza, teatro e videoinstallazioni, per la regia di Silvio Peroni. Il testo di Apuleio è qui proposto nella ricercata versione rinascimentale di Matteo Maria Boiardo, per meglio conservare l' enfatizzante musicalità dell'originale. Una visione onirica, dal deciso lirismo evocativo, per la melodiosa e coinvolgente interpretazione di Terry Paternoster, voce recitante, cantante e volto del racconto splendidamente microfonata ed "effettata" da un artista del suono come Domenico Laddaga.
La danza, elemento portante dell' allestimento, è affidata al coreografo Umberto Bianchi, a lui il merito d' aver saputo trasporre il mito in un moto armonioso, sempre sognante ed emotivo. Il corpo di ballo è composto da ottimi elementi come Federica Pallino, Giulia Barbaro, Irma Carpino, Luigi Bonincontro e Matteo Cruciani. La scenografia disegnata da Wolf, è un mélange fra classico e moderno, per esprimere al meglio l' a-temporalità della favola. Con le musiche, affidate al DJ-compositore Zizzed, si arriva all'aspetto fondamentale della teatralizzazione, anche qui si parte dalla linea guida di tutta la struttura registica, la musica non è mai didascalica, ma descrittiva come in un melodramma attiva assieme alla voce recitante si evolve, si trasforma sconfinando qualsiasi limite di genere: arrangiamenti jazz alla Keith Jarrett, ritmiche Hip Hop, archi classicheggianti, rumorismi noise.
Per le videoproiezioni, le eteree immagini di Oberdan Mancini, come delicate presenze carezzano il testo accompagnando il fluire degli eventi e sostenendo ora la parola, ora la musica.
Uno spettacolo tutto da vedere e sognare perché "i sogni aiutano a vivere".
Inserita il 15 - 09 - 07
Fonte: Tania Croce
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