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Accademia degli artefatti compie vent'anni e festeggia all'Angelo Mai
Accademia degli artefatti compie vent anni e festeggia all Angelo Mai

Accademia degli artefatti compie vent’anni e festeggia con una settimana di attività all’Angelo Mai di Roma: quattro repliche di An Oak Tree, quattro giorni di laboratorio, una grande festa, con musica e interventi di artisti e compagnie che hanno condiviso con la compagnia questi spericolati vent’anni tra teatro, performance e rock.
Venti anni di accademia degli artefatti, che verranno festeggiati dal 14-19 marzo di programmazione e attività all’Angelo Mai (via delle Terme di Caracalla, 55) a Roma, città dove la compagnia nel 1991 debutta sulla scena dello spettacolo dal vivo, e dove inizia il suo percorso artistico che sarà sempre contraddistinto da una contaminazione vivissima tra teatro, arte figurativa, performance e installazioni. In questo contesto si inserisce la produzione di video che porta la compagnia a vincere due edizioni del premio Riccione TTV (1995 e 1998).

Da ricordare anche l’apertura straordinaria, per una performance, della Piramide Cestia e gli spettacoli d'appartamento nelle case di critici d'arte come Ludovico Pratesi su cui Gillo Dorfles dedicò un saggio. La compagnia vince inoltre la Biennale giovani di Roma nel 1999 e nel 2000 il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli dedica una retrospettiva che vede la collaborazione con artisti importanti tra cui Luigi Ontani. Dopo questa prima fase artistica fatta di immagini e di spazi abitati performativamente, che si riassumono nel progetto L’età oscura sul tema del labirinto e del Minotauro, dalla fine degli anni Novanta l’urgenza artistica si manifesta in una nuova attenzione alla drammaturgia contemporanea anglosassone che, attraverso i testi di Sarah Kane, Martin Crimp, Tim Crouch e Mark Ravenhill, diventa luogo di costruzione e decostruzione del linguaggio stesso, come specchio e trama del reale e dei suoi mascheramenti. In questa seconda fase la compagnia presenta i suoi lavori nelle più importanti rassegne teatrali nazionali tra cui Santarcangelo, VolterraTeatro, Drodesera Fies, il Mittelfest, Teatri 90.

Nel 2003 con il progetto Dress-Code: Reality il tema del confine tra realtà e finzione diventa oggetto della ricerca artistica. Con il progetto Trilogia del niente la riflessione del mondo diventa tutt’uno con una riflessione sul teatro. Pur forse senza averne inizialmente consapevolezza piena, la compagnia in tutti i suoi progetti si è sempre confrontata con la crisi del dramma, tradizionalmente inteso, e quindi con l’idea di post-drammatico e oggi anche di post-regia. Da sempre la compagnia ha investito anche nell’organizzazione di festival e rassegne come luogo di esposizione e di confronto per realtà emergenti. Dal 2006 organizza il festival SHO®T THEATRE e cura la direzione artistica dell’officina culturale AREA06. Vince il Premio Ubu 2005 per la migliore proposta drammaturgica straniera con Tre pezzi facili di Martin Crimp. L'ultima produzione, Spara/Trova il tesoro/Ripeti, ciclo epico di Mark Ravenhill composto da 17 piecès, è stato finalista ai Premi Ubu 2009 come miglior novità straniera. I dodici pezzi messi in scena fino a adesso, prima coproduzione con un Teatro Stabile - il Metastasio di Prato - hanno avuto una lunga e trionfale tournée in tutta Italia che ha valso alla compagnia il prestigioso Premio della Critica Teatrale 2010. Grazie al ciclo di Ravenhill Francesca Mazza ha conquistato il Premio Ubu 2010 come miglior attrice protagonista. Un’ulteriore svolta drammaturgica sarà la nuova produzione Orazi e Curiazi di Bertolt Brecht, che debutterà in giugno al Teatro India.

In tutti questi anni la compagnia è stata oggetto di diverse pubblicazioni e anche curatrice di progetti editoriali che hanno affiancato la produzione artistica: traduzione e pubblicazione dei testi degli spettacoli di Martin Crimp e di Mark Ravenhill e della drammaturgia originale di One Day. Fabrizio Arcuri, fondatore, direttore artistico e regista di tutte le produzioni di accademia degli artefatti, oltre a essere direttore artistico di SHO®T THEATRE, è co-direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova per il triennio 2011 – 2013. Inoltre, dal 2009 è curatore del festival Prospettiva per lo Stabile di Torino e regista del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio a Roma. Nel 2010 Tiziano Scarpa lo chiama a dirigere il suo reading Lo show dei tuoi sogni con i Marlene Kuntz. Nel 2012 Arcuri dirigerà Fatzer fragments di Brecht per lo Stabile di Torino e la Volksbühne di Berlino.

Fino al 17 marzo: DRESS CODE: REALITY laboratorio d’indagine pratica e teorica intorno all’attore contemporaneo, a cura di accademia degli artefatti | condotto da Fabrizio Arcuri e Matteo Angius
 

18, 19 Marzo h 20 e h 21.30: AN OAK TREE
di Tim Crouch | traduzione Luca Scarlini | si alternano nelle repliche Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Pieraldo Girotto | ad ogni replica un attore ignaro del copione | regia Fabrizio Arcuri
 

19 marzo h 23: IN BILICO SUGLI ANNI ZERO
festa per i 20 anni di accademia degli artefatti | dj-vj-live set + ADAperformance + ospiti in regalo

 

AN OAK TREE
di Tim Crouch | traduzione Luca Scarlini
si alternano nelle repliche Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Pieraldo Girotto
ad ogni replica un attore ignaro del copione
regia Fabrizio Arcuri
paesaggi sonori Dj Rasnoiz | cura degli ambienti Diego Labonia
produzione accademia degli artefatti07 | in collaborazione con: Le Chant du Jour, British Council, Trend - Nuove frontiere del
Teatro Britannico - Roma, Santarcangelo - International Festival of the Arts, Festival Teatri delle Mura - Padova, Armunia -
Castiglioncello, AREA06 - Roma, IED Moda lab - Roma
 

Ab-uso/Due testi di Tim Crouch


Grazie ai testi di Tim Crouch, accademia degli artefatti approfondisce l’indagine sui meccanismi della comunicazione e del linguaggio, territorio dove si costruisce l'idea di realtà e dove si contratta continuamente il concetto di verità e finzione. Questo percorso, già condotto attraverso i testi di Crimp, Kane, Pirandello e Handke, viene declinato, questa volta in modo in qualche modo addirittura ‘didattico’, grazie a questi due piccoli esperimenti teatrali, prodotti della scrittura caustica e acuta di Tim Crouch: An Oak Tree e My Arm. Questi di Crouch sono testi illuminanti sul tema dell’arte e del teatro, sul senso della
rappresentazione, sulla esposizione emotiva e sul suo controllo. Ma sono prima di tutto due dispositivi drammaturgici che obbligano gli attori in scena a continuamente ri-pensare se stessi e il proprio posizionamento sempre al confine tra la realtà e la finzione, e che chiedono di stabilire, e poi contrattare scenicamente, un rapporto con lo spettatore che sia di complicità di pensiero: solo lo spettatore può così ricostruire la rappresentazione mettendo insieme i pezzi di cui gli attori stessi non possono essere consapevoli. Lo spettacolo diventa un territorio comune tra attori, testo e pubblico. Pasolini diceva: Gli attori e il regista
non vogliono dare scandalo agli spettatori, ma con loro è fuori che bisogna darlo. Due atti di potere esercitati attraverso il linguaggio, due abusi (linguistici, culturali, teatrali): nei confronti dell’autore e del regista che rischia il suo prodotto ogni sera affidandolo ad interpreti che non lo conoscono affatto; nei confronti degli attori a cui è richiesto un lavoro intelligente e pericoloso, su un territorio drammaturgico sempre viscido e ripido; nei confronti degli spettatori portati a vedere cose vere solo nella loro non verità, eppure dolorose e incredibili; nei confronti della vita, mutilata, fatta merce e linguaggio, e solo così assurta
a valore condivisibile. nei confornti del reale - perchè quello che succede, nella realtà come sulla scena, è tutto vero ma impreciso, è tutto falso ma reale, un ipnosi.
 

crediti fotografici Marco Baroncelli_Valentina Bianchi

 

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Inserita il 17 - 03 - 11
Roberto Rinaldi
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