L’eccezione è la regola: un viaggio tra Brecht e disagio psichico
Un minimo gesto, un minimo spostamento della prospettiva onomastica, un gioco di parole quasi impercettibile e L’eccezione e la regola di Bertolt Brecht, infrangendo l’originaria funzione copulativo-coordinante della quinta lettera del nostro alfabeto, diventa, grazie all’intelligente intervento drammaturgico di Gesualdi e Trono, un nuovo e provocatorio dramma, cioè L’eccezione è la regola il cui titolo, si badi, non tradisce affatto l’idea di base che spinse lo scrittore tedesco ma, bensì, ne amplifica le potenzialità semantiche e l’implicito, innegabile desiderio di giustizia.
Infatti, dopo averci entusiasmato e sorpreso con l’adattamento del beckettiano Aspettando Godot, lunedì 7 luglio, nell’ambito della rassegna Il Carcere Possibile, tornano in scena gli attori del gruppo di teatroterapia dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa che, stavolta, affrontano con convinzione e coraggio la protesta umana e politica del dramma brechtiano che, come giustamente rilevava lo scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt, dà voce ad una concezione del mondo sostanzialmente dolorosa ed irritante ma, al tempo stesso, poetica e sentimentale.
Gli internati-attori vivranno come interpreti lucidi e consapevoli la vicenda esemplare ed archetipica dell’insanabile diffrazione dell’io, dell’ossimorica compresenza di identità e ruoli che tocca da vicino tanto il corpo sociale, dai benpensanti reputato sano, quanto le singole individualità che, per avventura della sorte, percorrono con affanno ed audacia l’impervio sentiero del paradosso esistenziale.
Lo spettacolo che, dopo l’anteprima del 7 luglio al Maschio Angioino, debutterà a settembre nell’ambito del Festival di Benevento Città Spettacolo, si propone come testimonianza viva e concreta di una condizione che riguarda, in modo uguale e diverso, tutti coloro che, eretici per scelta o per avventura, si vedono incomprensibilmente relegati in un ruolo di subalternità sociale, schiacciati da un potere/regola che organizza in senso omologante ed acritico la coscienza dei più, coartando con pervicace e sistematico cinismo ogni soggettiva ed eterodossa lettura della vita.