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La Tentazione di vivere e La Tentazione di morire all'Orto Botanico di Napoli
La Tentazione di vivere e La Tentazione di morire all Orto Botanico di Napoli

Progetto scenico suggestivo e di grande respiro drammaturgico, affidato ad un gruppo di attori bravissimi, tra cui spiccano le prove semplicemente superlative di Antonella Romano, Nico Ciliberti e Valentina Curatoli, La Tentazione, scritta e diretta con grande equilibrio e maturità da Sara Sole Notarbartolo, ci racconta una storia di dolore, ignoranza e paura ambientata, agli inizi del secolo scorso, in un meridione devastato dalla guerra e dal pregiudizio, un meridione in cui sacro e profano, cifre contigue di un immaginario arcaico e rituale, si contaminavano in un codice comportamentale sincretico e violento, il codice con cui si esprimeva il diffuso analfabetismo dei sensi e della ragione di una piccola e gretta comunità di provincia.

L’intera messinscena, caratterizzata dall’apprezzabile ritmo che sostiene anche i momenti più drammatici e coinvolgenti dello spettacolo, sembra ruotare intorno ad un interrogativo che lascia lo spettatore in balìa delle soluzioni più disparate, cioè l’interrogativo relativo alla natura della tentazione a cui allude l’autrice del progetto; infatti, se da un lato il concetto di tentazione può rimandare ad un malinteso senso del peccato – la tentazione del demonio - malinteso intrinseco nell’atteggiamento bigotto di una famiglia borghese, pronta a sacrificare perfino una figlia pur di non essere oggetto di uno scandalo, dall’altro il concetto di tentazione può essere anche ricondotto al desiderio di vivere, di essere felici e di realizzarsi che, pur vissuto come una colpa non redimibile, anima le azioni e gli impulsi di tutti i personaggi della pièce.

In tale prospettiva, il miracolo che travolge la vita di Assuntina, interpretata da un’energica e nervosa Ramona Tripodi, vissuto dalla madre - un’austera e granitica Patrizia Monti - come una peste il cui contagio estinguerebbe ogni speranza di rispettabilità, si impone in tutta la sua ambivalenza segnica allorché si definisce come compulsiva ed esplosiva polluzione floreale, poiché il fiore medesimo è per tradizione pre-psicanalitica un simbolo ambiguo e di significato incerto, oggettivo pendant tra vita e morte, tra irrefrenabile dichiarazione del desiderio e violenta amputazione del piacere.

Inserita il 05 - 08 - 11
Claudio Finelli
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