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Goldoni, Molière... e Fracassi
Goldoni, Molière... e Fracassi

Pastiera, tiramisù, panna cotta, biscotti alle nocciole, baci di dama, sono solo alcuni dei dolci che sono stati offerti dall'Istituto Alberghiero di L'Aquila al termine delle due parti di "Chef Molière", lo spettacolo proposto da Il Piccolo Resto, per la regia di Daniele Fracassi, il 20 e 21 dicembre al Ridotto del Teatro Comunale di L'Aquila. All'elenco di leccornie, va aggiunto il pan di spagna alla panna montata tricolore. Infatti allo spettacolo, composto da atti alternati tratti da "Molière" di Carlo Goldoni e "Chef Molière", rilettura in chiave culinaria ideata da Daniele Fracassi, è stato conferito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Tricolore commemorativo.
Il "Molière" di Goldoni, opera dedicata al celebre drammaturgo francese del XXVII secolo, è il documento molto critico dell'itinerario professionale ed artistico di Carlo Goldoni: attesta il suo dover confrontarsi con un pubblico, quello torinese del 1751, che non lo misurava con la Commedia dell'Arte allora in declino (ma che in area veneta e dell'Italia centrale era il suo cruccio più grande), quanto piuttosto con Molière, l'indiscusso maestro della commedia nell'Europa del tempo. Goldoni guardava spesso al resto d'Europa... e tutto ciò era inerente alla sua famosa "riforma", in quanto egli sosteneva un concetto sempre attuale, cioè che l'Italia non deve nascondersi dietro alle altre nazioni europee in nessun settore culturale.
Daltronde, Goldoni ha in comune con Molière il fatto di aver riformato l'arte teatrale: Molière in Francia, nelle sue opere, ha iniziato a debellare (almeno in parte) la commedia dell'arte, preferendole forme più realiste e filosofiche. Goldoni, cent'anni dopo, in Italia, diventerà il propugnatore del realismo a teatro e trasformerà Pantalone nel prototipo della borghesia. Nelle Prefazioni alle sue opere, il celebre drammaturgo veneto, cita spesso il suo predecessore francese.
L'analogia con Jean Baptiste de Poquelin (in arte Molière) si fa volutamente stringente nell'opera che egli dedica al celebre commediografo francese. Infatti come afferma nella lettera di supplica che Goldoni invia a Federico Cristiano di Sassonia nel 1751, ha deciso di seguire lo stile di Molière, scrivendola in versi rimati ad imitazione dei francesi.
E' da notare, quindi, che la commedia goldoniana è in versi alessandrini (cioè 7+7, con la quattoricesima sillaba in rima baciata con quella del verso seguente).
Daniele Fracassi, nello scrivere il suo rifacimento dell'opera goldoniana, nel 2004, ha rispettato questa particolarità metrica, adattando però il linguaggio alla contemporaneità e quindi farcendolo anche con parole della comicità più bassa e colloquiale, ossia il cosidetto "basso corporeo", ivi compresi i problemi intestinali di cui viene a soffrire Piagnone (interpretato mirabilmente dallo stesso Fracassi). Quest'ultimo personaggio è la versione fracassiana di Pirlone (anch'esso nello spettacolo è interepretato da Fracassi), carattere dell'opera goldoniana, che a sua volta faceva il verso a Tartufo, celebre personaggio creato da Molière e che rappresentava agli ipocriti che frequentavano la corte del re Luigi XIV
Una "vertigine"!
Lo stesso lavoro di Daniele Fracassi sul "Molière" non è casuale. Infatti, egli, come ha ricordato nella lezione/conferenza che ha tenuto il 15 dicembre scorso presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi dell'Aquila, in collaborazione con la cattedra di Studi tetrali tenuta dal Professor Ferdinando Taviani, nel 1984 aveva interpretato il ruolo di Molière, proprio in un "Molière" di Goldoni messo in scena dal TADUA (celebre gruppo teatrale universitario presente a L'Aquila tra gli anni '70 e '80), per la regia di Pavoncello, e che comprendeva al suo interno anche la versione integrale del "Tartufo" scritto da Molière.... e durava circa 5 ore!
In "Chef Molière", Fracassi ha cambiato anche un altro nome. Si tratta della figlia della Bejart. Nel testo di Carlo Goldoni si chiamava Guerrina. Nella realtà storica si chiamava Armande. Nel testo di Fracassi si chiama Isabella. Non è il caso qui di tentare una ricostruzione storica della sua biografia. Infatti i dati storici rimangono tra il documentato e il leggendario. Basti qui sottolineare come Daniele Fracassi abbia anche cambiato il lavoro svolto da Molière e dalle due donne.
Mentre nel testo scritto da Goldoni (e in quella che si tramanda come la realtà) il celebre drammaturgo francese è alle prese con la censura del "Tartufo" e con le donne della sua vita, la Bejart (interpretata da Eva Martelli) e Armande (interpretata da Mariangela Milone), madre e figlia, entrambe attrici ed entrambe innamorate di Molière, ma solo la più giovane lo sposerà, nel testo di Daniele Fracassi, Molière è uno chef, che non riesce a servire la pastiera, perchè aspetta dal Re una ricetta con più canditi, la Bejart (interpretata dalla brava Mariangela Milone)è sua socia in affari e Isabella (interpretata da Laura Ciammitti) è la rampate figliola di lei, in cerca di affermazione nel settore gastronomico che alla fine vedrà coronato il suo sogno.
Le storie d'amore contrastate diventeranno un clichèt romantico ottocentesco. Se in Goldoni, a metà del XVIII secolo, erano solo puri fatti storici, cinquant'anni dopo diverranno il clichèt del teatro romantico (e della letteratura in genere) e vedra la sua nascita proprio in terra francofona (con essa intesa sia la Francia, ma anche le aree italiane che allora erano soggette al dominio o all'influenza francese). Qui, pertanto, bisognerebbe aprire una parentesi sulla novità proposta da Goldoni con il suo "Molière", che all'epoca della composizione, benchè scritta espressamente per un pubblico torinese (fortemente ingluenzato dai canoni estetici francesi) non venne ben compresa. E solo qualche anno dopo cominciarono, invece, a proliferare sulle scene di quella che ancora non era l'Italia, opere di argomento simile (i drammi d'amore), spesso importate dalla Francia, o scritte alla "maniera francese", e che in Italia non troveranno terreno tanto fertile da dar luogo ad una tradizione forte.
L'aspetto di radicamento culturale è presente anche nello spettacolo proposto da Il Piccolo Resto. Infatti, al di là dell'adattamento del linguaggio alla terminologia contemporanea, al termine dello spettacolo (che prevedeva l'accostamento degli atti - benchè sfoltiti - di Goldoni e di Fracassi) è stato offerto al pubblico un buffet di dolci preparati dagli studenti della classe 3 E dell'Istituto alberghiero "Leonardo a Vinci" di L'Aquila.

Il cast è composto, oltre che dai ricordati Daniele Fracassi, Eva Martelli, Mariangela MIlone e Laura Ciammitti, anche da Ugo Capezzali, Andrea Calderone, Giancarlo Curio e Stefano Moretti.

Questa sera e domani, per gli amanti di Goldoni, di Molière, de Il PIccolo Resto e per i buongustai di teatro, letteratura e dolciumi, si replica!

Inserita il 22 - 12 - 11
Annalisa Ciuffetelli
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