Fino al 25 Maggio al Teatro Arcobaleno di Roma, Rossana Longo presenta il suo Lo Sguardo Oltre, interpretato dalla Compagnia Il Cerchio e il Centro.
Si tratta di un percorso fatto con gli occhi di chi non può vedere. Interessante l’idea. Si dice spesso che chi vive l’esperienza all’interno di centri di educazione per non vedenti, comprenda cosa significhi percepire “l’altro” senza poterne scorgere visivamente i tratti, gli abiti, le movenze.
Ciò a cui si arriva direttamente, senza ostacoli di natura apparente, è l’intimo. L’anima. L’essenza.
Dunque, l’intento di Lo Sguardo Oltre è proprio quello di percepire il movimento, la musica, come lo percepirebbe chi deve servirsi del proprio udito per vedere, interagendo però con il mondo “vedente”.
Citando Jerry Longo, non vedente, Rossana Longo ricorda: “Il cieco ha strumenti diversi di conoscenza e percezione di sé e del mondo che lo circonda. Sta a lui saperli usare al meglio riempiendo il vuoto lasciato dalla non vista con il pieno di tutti gli altri sensi. In che modo e con quali risultati, dipende dalla singola persona e dalla sua capacità di mettersi in gioco!”.
Il risultato e quindi il messaggio che ne determina è che a volte i veri disabili siamo noi “normali”, che bloccati dalla vista ci fermiamo alle apparenze e non riusciamo a cogliere l’interiorità vera delle situazioni e delle persone nelle quali ci imbattiamo ogni giorno.
Nessuna menomazione fisica può impedirci di guardare oltre o di oltrepassare i propri limiti e il non vedente, per il suo intrinseco bisogno dell’altro, si rende più disponibile di chi, pur avendo il bene della vista, vive nel buio del proprio animo.(Rossana Longo)
Dunque, plauso all’idea di Rossana Longo, che però avrebbe forse bisogno di essere seguita da una compagnia preparata in modo diverso.
Armonico anche l’accostamento con le parti recitate, anch’esse a cura della Longo, e interpretate da Andrea De Bruyn, attore che dimostra esperienza e un approccio, fortunatamente, non didascalico, al contrario, naturale ed emozionale.
Interessanti le musiche (originali di Roberto Colavalle) così come la scelta delle luci che tuttavia penalizzano a tratti i danzatori evidenziandone le imperfezioni.
Il coraggio, in definitiva, è quel che manca a questo spettacolo. Quello slancio e quel rischio che genera timore di precipitare, ma anche quell’adrenalina che sublima le eperienze.
Inserita il 21 - 05 - 08
Fonte: Tania Mastrangioli
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