All’interno dell’iniziativa Dinamiche del CORE, indetta dal Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative della regione Lazio, tra dibattiti e performance attorali nel foyer del teatro, si svolgono le due coreografie della giornata di chiusura della rassegna.
La prima , Estatica Attitudine, di e con Fabio Ciccalé, unico interprete di questa lunga (forse troppo) introspezione danzata.
Un viaggio psicologico attraverso il movimento, una sorta di studio dello spazio intorno a sé per mezzo del corpo e della musica. Un “gladiatore” dagli schinieri alati. Mitologico o caravaggesco? i riferimenti o l’ispirazione di questa piece che il coreografo definisce caravaggeschi, sembrano piuttosto forzati. Forse molto più mitologia che realismo, se per caravaggesco, Ciccalè intende il realismo, tensione dell’anima e raggiungimento dell’esperienza mistica.
Un esperimento interessante, per quanto non del tutto originale, ma che sicuramente avrebbe potuto risolversi in tempi decisamente più brevi, mantenendo una compattezza di senso e di contenuto e un’attenzione sicuramente più viva.
A chiusura, La Fabbrica dei Sogni, di Ricky Bonavita, uno spaccato di vita reale, depurato di qualsiasi orpello. Una strada di un quartiere grigio, quattro uomini che passeggiano e incrociano le loro esistenze per un attimo, senza troppo coinvolgimento. Quasi spersonalizzati.
La presenza femminile si inserisce e intreccia il loro cammino quasi per rompere l’equilibrio coreografico dei quattro uomini. Vi entra e vi esce senza però lasciare un vero e proprio segno. Ritmi minimal e dance, rendono il palcoscenico simile ad una discoteca. La figura femminile in tacchi a spillo, occhiali scuri e caschetto nero è una sorta di icona glamour.
Tuttavia, tutto finisce così come è iniziato. Senza un plot vero e proprio, senza il desiderio di raccontare una storia. Questo l’intento coreografico. In realtà lo spettatore resta in uno stato interrogativo sul senso di questo spettacolo e forse anche sulla sua utilità. Niente di interessante né tantomeno di raffinato