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Memorie di una Geisha: una bella fiaba
Memorie di una Geisha: una bella fiaba
Una grande favola, un mondo incantato, la bellezza e la paura, la bontà e la cattiveria, l’invidia e la purezza, la ricchezza e la miseria e poi, naturalmente, l’amore. Un film prezioso costruito su una storia vera, appassionante e crudele ma, come ogni vera favola che si rispetti, a lieto fine. Il film è ambientato in Giappone tra gli anni ’30 e la seconda guerra mondiale. La trama racconta la vita di Chiyo, una bimba di 9 anni e di umili origini, che viene venduta ad una scuola per geishe. Il suo carattere ribelle mal sopporta la rigida disciplina e la dura educazione della tradizione; tuttavia la sua straordinaria bellezza, la sua intelligenza e un destino felice le riservano un futuro di celebrità: diventerà infatti la geisha più famosa del Giappone con il nome di Sayuri e sarà contesa dagli uomini più ricchi della città. Tutto questo avverrà grazie alla generosità di Memeha (Michelle Yeoh) una geisha buona ed esperta che la proteggerà dalla malvagità della rivale, la bellissima Hatsumomo (Gong Li) decisa a rovinarle la carriera e la vita. Infine, e non senza peripezie, Sayuri troverà anche il vero amore (il direttore generale interpretato da Ken Watanabe, già premio Oscar per “L'ultimo samurai”). L’educazione delle geisha è descritta in modo appassionato e ricco di particolari, facendone emergere tanto la mitologia e il privilegio, quanto il sacrificio e la costrizione del ruolo: «Non diventiamo geishe per seguire il nostro destino, diventiamo geishe perché non abbiamo altra scelta». La vita della geisha viene raccontata allo spettatore seguendone i rituali, (la lunga e ferrea educazione fisica e culturale, la cerimonia del kimono, ecc.), ma anche esplorandone la realtà più intima e umana (l'allontanamento traumatico dalla propria famiglia, l’educazione rigorosa e severa, gli amori impossibili e segreti, le speranze e le illusioni di una donna normale costretta in un ruolo. La geisha come privilegio e insieme come schiavitù. Il film è tutto dedicato a loro, sacerdotesse della bellezza e dell’arte, che sacrificano la loro stessa vita di donne per dedicarsi alla celebrazione del bello e della tradizione, coloro che trasformano se stesse in opera d’arte vivente. Produzione di prestigio, realizzata dal re di Hollywood Steven Spielberg, il film è tratto dal celebre romanzo di Arthur Golden tradotto in 32 lingue e venduto in 4 milioni di copie. La regia è affidata a Rob Marshall, già premio Oscar per “Chicago”, ed una straordinaria fotografia porta la firma di Dion Beebe. Il film, uscito in Italia il 16 dicembre del 2005, è già un caso, viste le critiche discordi che sta raccogliendo: sentimentale, troppo lungo e melenso, mix di “lanterne rosse” con altre recenti pellicole sulla tradizione orientale per alcuni, straordinario affresco sul mondo delle geishe e sulla tradizione Giapponese per altri. E’ pur vero che i giapponesi hanno contestato il fatto che le attrici non sono giapponesi e che i quartieri delle geishe sono stati ricostruiti negli studios californiani, sollevando qualche dubbio sull'autenticità del film. Ma, secondo il regista, il film racconta il Giappone visto dagli occhi di un occidentale: è un film impressionista, non un documento storico. La grandezza di questo lavoro non sta nell’originalità del tema (non vuol certo essere il primo film sull’argomento) né nel documento e nella testimonianza fedele di una tradizione scomparsa. La bellezza di “Memorie di una geisha” sta piuttosto nella grande maestria di realizzare una favola moderna e lirica con grandi accenti nostalgici, e di un rigore stilistico e formale elevato. La bravura e la bellezza delle interpretazioni degli attori rendono indimenticabili certi passaggi del film, così come certe immagini visive regalateci dal direttore della fotografia. Un film incentrato sul mondo femminile e dedicato alla psicologia delle donne, universo delicato e talvolta crudele. La vita nella “okiya”, la casa della geisha è un mondo parallelo, un universo chiuso e sacro, come un convento, come un gineceo. Il ruolo della geisha nel mondo Giapponese è dipinto in modo straordinario, tanto affascinante quanto misterioso: «Una geisha è una moglie a metà, in attesa che arrivi il crepuscolo. E' un'opera d'arte in movimento. E' il mistero del Giappone». Una bella fiaba, più moderna di Cenerentola, più profonda di “Pretty Woman”, più curiosa di “American Gigolò”, più suggestiva di molte altre pellicole, che celebra con onore l’arte del cinema. E ad Hollywood, dove i maestri non mancano e i dollari nemmeno, fare del cinema un’opera d’arte non è solo un obiettivo auspicabile ma è anche un traguardo doveroso. (Articolo tratto da "Legno storto")
Inserita il 17 - 01 - 06
Alessia Coppola
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