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Un “Suvenìr” dal molo Beverello.
Un “Suvenìr” dal molo Beverello.

La cosa più bella de “L'attesa” credo siano i volti, gli sguardi stupiti o smaliziati delle persone che si ritrovano a prender parte di un incredibile gioco sospeso al confine tra realtà e finzione e in cui, quasi sempre, sembra che tutto sia stato allestito per l'occasione senza volerlo. In realtà Napoli è una città che si presta bene a questo tipo di “esperimenti”, basta infatti passeggiare per le sue strade e rendersi conto di trovarsi in un enorme teatro itinerante. Tra le varie performance del progetto del “Napoli teatro festival Italia” c'è “Suvenìr” di Elisabetta Rasy la cui regia è stata curata dal bravo e giovane regista napoletano Nicola Laieta.

Siamo al Molo Beverello ore 19:35 circa. L'ormeggio otto si popola di persone che aspettano l'arrivo dell'aliscafo per Procida; c'è sul pontile un piccolo chiostro che in alto porta la scritta “Suvenìr”, una strana coincidenza che pare, come le locandine al teatro o al cinema, preannunciare lo spettacolo o il film che andrà in scena. Arriva la prima attrice: una giovane donna vestita di bianco che, imbronciata, si aggira tra la folla strattonando con violenza dietro di sé un trolley nero. La gente la osserva preoccupata e sbalordita ed ecco che si sentono i primi commenti:
“chest' è pazza! 'A gente nun sta buon, sarà il caldo!”

La seconda attrice che giunge sulla banchina è un'anziana signora molto appariscente, tutta imbellettata, e con una chiama gonfia e fluente di capelli. Dietro di me qualcuno dice:
“Quanta gente strana che c'è in giro oggi!”

Le due attrici, che interpretano una la nonna e l'altra la nipote, cominciano a chiacchierare con molto fervore. La giovane sembra arrabbiata, agitata e risponde sempre in malo modo alla nonna, insieme alla quale, attende l'arrivo dell'aliscafo per Procida. Si capisce, infatti, che l'anziana signora deve raggiungere per l'ultimo saluto l'uomo morente che è stato il suo primo amore e che è, in realtà, il nonno della ragazza. Intanto, spostandomi tra la gente, odo:
“Mah, secondo me stanno girando “Un posto al sole”...”

Dopo l'ennesimo diverbio tra le due donne, la giovane si allontana lasciando sola l'altra che, seduta su una delle panchine vicine all'ormeggio, si toglie la parrucca e comincia a piangere sotto gli oggi di una “platea” sempre più stranita che non riesce a capire se si tratta di realtà o finzione. Infatti c'è chi dice:
“puvrell'! Che pena!” o chi esordisce invece con:
“Ma aropp' passno co' piattino?!”

La nipote, vedendo la nonna piangere, si avvicina e l'accarezza; così l'anziana donna, dopo essersi calmata, chiede alla ragazza di andare dal nonno morente al suo posto. La giovane all'inizio le dà della pazza ma poi chiede alla donna cosa dire una volta arrivata lì e cosa portare con sé prima di ritornare a casa. La nonna le dice di prendere una qualsiasi cosa, una foto, un semplice oggetto insomma un suvenìr. Detto questo si alza, guarda con dolcezza la nipote e, si allontana.

La piccola performance finisce così ma, passando tra la folla, è divertente sentire i commenti più svariati di chi ha assistito da lontano con discrezione, chi ha fatto finta di nulla, e chi invece cercava di avvicinarsi per sentire meglio e chissà se avrà pensato:<> e, da buon napoletano, avrà giocato i numeri a lotto.

Inserita il 17 - 06 - 10
Federica Riano
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