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GLI AUTORI DE L'ATTESA - MARIA PACE OTTIERI
GLI AUTORI DE L ATTESA   MARIA PACE OTTIERI

Abbiamo incontrato Maria Pace Ottieri, giornalista di lungo corso ed affermata scrittrice, che quest’anno ha partecipato da autrice al progetto teatrale del Napoli Teatro Festival Italia che ha legato il tema dell’attesa alla possibilità del teatro di inserirsi nel tessuto sociale della città di Napoli, per poi esplodere improvvisamente tra la gente. Nata a Milano nel 1953, Maria Pace Ottieri ha lavorato per molte testate giornalistiche, tra cui La Stampa, L’Unità e Diario della Settimana, ha pubblicato romanzi di grande successo di pubblico e di critica come Amore Nero (1984) e Quando sei nato non puoi più nasconderti (2003), oltre ad una importante biografia del padre, Ottiero Ottieri, e ad una serie di inchieste e reportage, tra le quali va ricordato Ricchi tra i poveri (2006).

Lei è un’autrice che ha scritto molto ed ha attraversato i più diversi generi letterari, affrontando l’inchiesta giornalistica, la scrittura narrativa, il racconto storico-biografico; cosa significa per lei cimentarsi oggi con il teatro e nello specifico con la scrittura drammaturgica?

Significa sperimentare appunto un nuovo genere, immaginare le parole che diventano voce di un attore o di un attrice che recitando riscrive il testo, le incarna, con i gesti, e pause, le accelerazioni, i movimenti, un messaggio in una bottiglia che qualcuno raccoglie e interpreta.

Il linguaggio del teatro passa inevitabilmente per la mediazione umana di un attore. Attori che devono interpretare l’attesa, perché il tema della sua scrittura drammaturgica per il Festival è stata una rielaborazione di questo sentimento di sospensione. Come ha sentito di dover interpretare il senso di questa difficile tematica e che significato potrebbe avere l’attesa nella sua scrittura?

Mi è venuta in mente la tragica storia del musicista rumeno Petru accaduta un anno fa alla Stazione Cumana di Napoli. Ho sempre pensato che la vita di chi mendica è fatta di pura attesa, che l’attesa ne è la materia prima e ho provato a immaginare un monologo della sua compagna che non suona e a maggior ragione aspetta, senza sapere che quel giorno chi si fa aspettare è il destino. Nella sua vita orizzontale, c’è un cambio di ritmo improvviso che coincide con lo scarto temporale in cui spesso si incarna il destino.

L’attesa, dunque, come momento specifico del tempo. Come potrebbe definirsi il rapporto tra questo tempo e la narrazione nel suo universo intelletuale, nella sua variegata pratica di scrittura?

Di volta in volta in modo diverso naturalmente. La narrazione ha andamenti e quindi tempi diversi a seconda di cosa si racconta, il tempo scelto, una giornata, un viaggio, un matrimonio, è sempre l’ossatura del racconto.

Tempo ed attesa giocheranno sicuramente un ruolo in questo tipo di spettacolo che si apre la quotidiano della città. Quali saranno, secondo lei, le reazioni del pubblico agli spettacoli proposti nell’ambito della rassegna in cui è inserito il suo lavoro?

La reazione è imprevedibile, il senso del progetto di Mario Fortunato, nuovo e interessante proprio per questo, è quello di far scaturire la messa in scena dei dieci testi dallo stesso tessuto sonoro e visivo della città, sarà più o meno efficace a seconda dei testi.

L’arte della messa in scena si confronterà con questo tessuto emotivo cittadino. Lei è una cittadina e scrittrice milanese. Come immagina questo rapporto tra Napoli e il tema dell’attesa?

Mi sembra che l’attesa sia un carattere innato della vita napoletana. Napoli è una città espressiva e teatrale in sé, aperta all’imprevisto, e in questo caso, il teatro è una finzione al quadrato perché simula la vita la quale già di per sé è una rappresentazione.

Lei ha scritto molto di immigrazione, crede ci sia un legame con le problematiche dell’attesa?

L’immigrato aspetta per antonomasia, il permesso di soggiorno, il lavoro, la casa, le condizioni per poter chiamare la famiglia, la sua vita è in gran parte determinata da altri, e in modo arbitrario.
 

Inserita il 14 - 06 - 10
Roberto D'Avascio
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